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giovedì

Chi consuma meno carne nella dieta, ha garanzia di una più bassa pressione sanguigna

E’ grazie ad una dieta senza carne che diminuisce la pressione sanguigna 

La carne dunque fa aumentare la pressione; non sembrano esserci molti dubbi in merito, viste le ultime ricerche che direttamente dal Sol Levante, evidenziano come quei soggetti che hanno una dieta vegetariana, hanno anche una pressione più bassa rispetto agli onnivori.

mercoledì

Chiara Tonelli, Mangiare sano per Vivere Più a Lungo

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Per dimagrire calcola l’Iqd,


formula italiana del pasto perfetto

Contare le calorie non basta. Nuovo indice messo
a punto da ricercatori di Roma

     

Con 2 mila calorie al giorno si può essere obesi, oppure magri. Dipenderebbe dall’IQD, l’Indice di qualità della dieta, messo a punto da un gruppo di ricercatori dell’università Sapienza di Roma: un rapporto che permette di individuare se i cibi che si mangiano faranno o no ingrassare, a prescindere dalle calorie che contengono. In sintesi, la teoria è che per mantenersi in linea la qualità di ciò che si mangia è più importante della conta energetica dei vari nutrienti. In altre parole, più di quanto c’era dentro il piatto conta che cosa c’era. Una bella notizia in vista delle feste natalizie, che arriva dal 7° Congresso regionale della Società italiana dell’obesità (Sio), in corso oggi alla Sapienza, al Dipartimento di scienze odontostomatologiche e maxillo-facciali. Ci sono cibi ad alto rischio sovrappeso, come glicidi, carboidrati, alcuni tipi di formaggi, zuccheri e grassi saturi - spiegano i ricercatori - ma anche alcuni alimenti che, affiancati ai primi, possono compensarne i danni, come fibre, verdure e cereali integrali.

LA FORMULA - L’IQD si ottiene moltiplicando l’apporto di glicidi (carboidrati e zuccheri non integrali) per quello di acidi grassi saturi, e dividendo il risultato per l’introito di fibre (cereali integrali, vegetali, frutta). Per arrivare a questa “formula del pasto perfetto”, gli studiosi hanno confrontato i diari alimentari di 120 persone con stili alimentari molto diversi (30 vegani, 30 latto-ovo-vegetariani, 30 magri onnivori e 30 obesi onnivori), ma che assumevano quantità caloriche sovrapponibili (vegani circa 1.970 calorie al giorno con indice di massa corporea-Bmi 23,6; latto-ovo-vegetariani 2.174 calorie con Bmi 22,9; magri onnivori 2.020 calorie con Bmi 23,69; obesi onnivori 2.140 calorie con Bmi 37,9) e facevano più o meno la stessa quantità di esercizio fisico.
FIBRE E VERDURE -«A parità di calorie assunte ogni giorno da vegani, vegetariani che includono latte e uova, magri onnivori e obesi onnivori - sottolinea Andrea Lenzi, ordinario di endocrinologia e direttore della Sezione di fisiopatologia medica ed endocrinologia, Dipartimento di medicina sperimentale della Sapienza - si evidenziano pesi decisamente differenti». Quindi «non è solo l’introito calorico a determinare lo sviluppo dell’obesità e del sovrappeso, ma come si costruisce il menù, bilanciando i cibi contenenti grassi saturi o glucidi con le fibre. In linea con i dettami della dieta mediterranea, i piatti privi di fibre e verdure e ricchi di grassi saturi, in particolare le carni rosse, non solo fanno ingrassare, ma facilitano lo sviluppo di malattie correlate all’obesità». «Con lo stesso numero di calorie - precisa Lucio Gnessi, associato di medicina interna alla Sapienza, sempre della Sezione di fisiopatologia medica ed endocrinologia , Dipartimento di medicina sperimentale - il peso può essere molto diverso ed esiste una netta prevalenza di sovrappeso ed obesità tra gli onnivori che prediligono carni grasse e alcuni tipi di formaggi, mentre trascurano le verdure. Parallelamente, gli indicatori di malattie correlate a obesità e sovrappeso seguono il medesimo andamento in rapporto alla qualità piuttosto che alla quantità del cibo». Ora «il numero dei casi coinvolti nello studio verrà aumentato ulteriormente - annuncia Carla Lubriano, ricercatrice del team - in modo tale da poter stabilire come impiegare il nuovo indice IQD su ampia scala e renderlo utile non solo a scopo di ricerca ma fruibile a tutti 
(Fonte Agenzia Adnkronos Salute)

giovedì

Come bruciare massa grassa velocemente - 5 Miti da sfatare Bodybuilding



Istruzioni







Le cose di cui avete bisogno


  • La forza di volontà!
    • 1
      Mito: Allenare gli addominali permette di bruciare  grasso corporeo 
      Avete probabilmente visto un sacco di prodotti che promettono di sciogliere solo il grasso dell'addome tramite l'assunzione di pillole, utilizzando creme, o anche la stimolazione elettronica! La verità è che semplicemente non si può bruciare il grasso in una zona precisa del corpo. La perdita di grasso si verifica in tutto il corpo, allo stesso tempo.
       Semplicemente non è possibile (senza liposuzione!) Per bruciare il grasso in una zona. Il tuo corpo analizza il grasso per l'energia da tutte le parti del vostro corpo in modo da non esaurire una qualsiasi singola area.Non avrebbe senso per il vostro corpo di rimuovere tutto il grasso in un unico luogo.
      L'esercizio aerobico insieme ad una quantità di calorie appropriate vi permetterà di bruciare il grasso in tutto il corpo.Hai bisogno di fare esercizio aerobico ed esercizi di forza per bruciare grassi e avere un corpo tonico.
    • 2
      Mito: La sensazione di fame  brucia il grasso.
      Privare se stessi di cibo mette il corpo in "situazione di fame". Quando si reintrodurre cibo, il tuo corpo (preoccupato di dover sopravvivere a un altro sciopero della fame) memorizza il più possibile in grassi di riserva. A peggiorare le cose, la gente muore di fame per diete drastiche non mi gliorando la situazione ma aumentando addirittura di peso.
      Per bruciare i grassi , è necessario mangiare in modo che il corpo ha una continua fonte di energia e non si ha la sensazione di fame. 

sabato

Il malassorbimento dei vegetali

Un ostacolo a una dieta sana

VerdurePare impossibile, ma una dieta ricca di vegetali, soprattutto verdure crude, può causare problemi digestivi. Sentiamo già le vostre voci che protestano: “Ma come? Prima ci dite di mangiare più verdura e poi ci mettete in allarme con queste notizie? Non è possibile...”. E invece sì. Studi piuttosto recenti hanno dimostrato come sostanze di natura zuccherina quali la cellulosa e l’emicellulosa, contenute

giovedì

Peperoncino: blocca la fame e riduce le calorie

Uno studio statunitense, ha scoperto che il peperoncino rosso ha la capacità di bloccare la fame e di ridurre le calorie. Infatti, pochissime quantità di peperoncino possono ridurre l’appetito, aiutare la digestione del cibo e l’assorbimento dei nutrienti. Questa importante capacità è ottimizzata se la spezia non viene consumata abitualmente e pura, invece che in capsule.
Lo studio è stato condotto da un gruppo di ricercatori della Purdue University di West Lafayette, in Indiana (Usa), e guidati dai dottori Richard

venerdì

Salute : Svelato nella dieta il segreto della longevità

Mangiare poco protegge dall’invecchiamento e dalle malattie. A confermarlo sono i ricercatori della Mount Sinai School of Medicine, guidati da Charles Mobbs, professore di neuroscienze e di medicina geriatrica e palliativa. In uno studio pubblicato dalla rivista Public Library of Science Biology gli scienziati hanno individuato nella proteina CBP (CREB-binding protein) la molecola alla base di questo processo.

Salute: Cnr, troppe calorie aprono strada a malattie autoimmuni

Occhio all'eccesso calorico: il rischio non è solo quello di accumulare chili di troppo, ma di aprire la strada alle malattie autoimmunitarie. Il dato emerge da uno studio internazionale diretto dai ricercatori del Cnr di Napoli, pubblicato su 'Immunity'.Si tratta di patologie che portano alla distruzione da parte del sistema immunitario dei costituenti e degli organi del nostro corpo, la cui frequenza "appare in costante aumento nelle società avanzate, per motivi non ben conosciuti", si legge in una nota del Cnr. Il gruppo di ricerca internazionale guidato da Giuseppe Matarese, del Laboratorio di immunologia all'Ieos-Cnr di Napoli, ha evidenziato che un fattore della

mercoledì

Salute e Dieta: Gli errori più comuni quando si fa una dieta

I comportamenti da evitare se si vuole dimagrire

Non c'è niente di peggio che sottoporsi a diete stressanti dal punto di vista psico-fisico e oltretutto non vedere risultati apprezzabili. Ciò succede per una serie di ragioni, molte delle quali hanno a che vedere con gli errori che noi stessi facciamo e di cui paghiamo inconsapevolmente le conseguenze.
Spesso infatti le persone sono convinte di procedere nel migliore dei modi, ma non si rendono conto dei problemi che causano al loro

venerdì

Il Fattore Enzima,La dieta del futuro che previene le malattie cardiache, cura il cancro e arresta il diabete di tipo 2

Gli enzimi sono il segreto della salute. Scoprite perchè.

Il Fattore Enzima contiene la chiave che rivoluzionerà il modo di considerare l’organismo umano, l’alimentazione e la medicina. Il Dr. Hiromi Shinya – prestigioso medico giapponese che da anni opera negli Stati Uniti – rivela le sorprendenti capacità di auto-guarigione dell’organismo umano.

mercoledì

La dieta di Okinawa (Giappone) contro tumore al seno e alla prostata

L'isola di Okinawa, in Giappone, vanta numerosi record. Gli abitanti sono tra i più longevi del mondo e sono praticamente sconosciuti i tumori.

I campi arati del mare
Ingrandisci la foto
I campi arati del mare. A Okinawa, le alghe sono parte integrante della dieta, come un tempo sulle sponde del mediterraneo.Se vuoi vincere il tumore al seno (o alla prostata se sei un uomo) meglio trasferirsi nell'isola di Okinawa dove queste due patologie sono quasi sconosciute. Alla base di questa "protezione naturale" c'è la dieta a base di verdura e la regola confuciana dell"hara hachi bu": mai riempire lo stomaco oltre l'80%.
Ecco le regole da seguire per una dieta okinawana.

• Riduci le calorie della tua dieta del 10-12% (non sentirti mai completamente sazio, ma solo all’80%).

Dimagrire? La dieta perfetta è con tacchino e legumi

Mangiare fino a sazietà e perdere peso? I ricercatori danesi della Faculty of Life Sciences (Università di Copenaghen) hanno risolto il rebus: proteine da carni magre come pollo e tacchino e legumi, mentre si riducono le porzioni di latticini e formaggi e il consumo di pane bianco e di riso raffinato.
Lo studio Diogene, uno dei più ampi condotti, ha confrontato diversi regimi dietetici per estrarre quello in grado di prevenire l’obesità. I risultati, pubblicati sul New England Journal of Medicine, sono rivolti direttamente a chi ha gravi problemi di peso. Nella fase iniziale, tra i

martedì

Una dieta povera di proteine favorisce la salute dei muscoli

La teoria che mangiare tanta carne faccia bene alla salute dei muscoli sarebbe contraddetta dalla scoperta fatta da alcuni studiosi dell’Università di Padova: una dieta povera di carne non solo rallenta i processi di invecchiamento, ma in alcuni casi, come ad esempio nei pazienti affetti da distrofia, può combattere la

sabato

In arrivo la 'dieta ipnotica', agisce sull'inconscio

Dimagrire curando l'inconscio. E' in arrivo la 'dieta ipnotica', nuova proposta dedicata agli italiani che durante le vacanze hanno preso qualche chilo di troppo. In media sono 5 i kg accumulati durante le ferie, soprattutto per colpa di scelte alimentari sbagliate. Con il caldo, infatti, si bruciano meno calorie, si fa molto meno movimento e soprattutto si bevono più bibite, si mangiano più gelati e moltissimi cibi preconfezionati ipercalorici. "Un'abitudine che

giovedì

La dieta ha un ruolo importante nello sport

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Ma non esiste l'alimento miracoloso capace, da solo, di migliorare le prestazioni fisiche.
L'alimentazione non crea l'atleta ma, a parità di allenamento, consente il massimo rendimento agonistico.
In genere, chi pratica uno sport a livello dilettantistico non ha bisogno di integrare la propria dieta, ma piuttosto di imporsi una dieta: deve, cioè, adottare una alimentazione equilibrata che tenga conto del proprio fabbisogno energetico.

mercoledì

Mangia meglio, il mondo te ne sarà grato


Una dieta sana è anche «ecosostenibile»: non spreca le risorse della Terra

Bisognerebbe guardare un po' al di là del nostro piatto (e del nostro naso). E capire che ogni nostra scelta alimentare non ha effetto solo sulla nostra salute, ma anche su quella della nostra bistrattatissima «Madre Terra». Che ci sarà grata se preferiamo, ad esempio, prodotti di stagione che non macinano migliaia di chilometri stipati in container prima di arrivare sulla nostra tavola. È solo un piccolo esempio di dieta ecosostenibile portato dagli esperti dell'Associazione Nazionale Dietisti (Andid, ) che ne hanno parlato a Rimini, durante il loro convegno annuale.I pregi dell'alimentazione che ha un occhio di riguardo per l'ambiente? «Alleggerisce» il nostro peso sul mondo e ci avvia sulla strada di un'alimentazione sana e sufficiente per tutti, poveri e non. Per di più promette di farci risparmiare qualcosa, e in tempi di crisi di certo non guasta.

SPRECHI – Tutto nasce anche da un'amara constatazione: sulle nostre tavole c'è di tutto e di più, spendiamo un sacco di soldi per generi alimentari e bevande (nel 2007, secondo l'ISTAT, 466 euro al mese, pari a poco meno di un quinto di tutte le spese familiari), ma spesso e volentieri buttiamo un sacco di cibo nella spazzatura. «Ogni giorno i supermercati d'Italia gettano tra i rifiuti 170 tonnellate di cibi ancora buoni; ogni anno finiscono in discarica sei milioni di tonnellate di alimenti consumabili – spiega Stefania Vezzosi, responsabile regionale Andid Toscana –. Ciascuno di noi butta nella pattumiera 27 chili di cibo commestibile ogni anno: il 5 per cento del pane, il 18 per cento della carne, il 12 per cento della frutta e della verdura. Ben 584 euro sprecati. E la tendenza è in crescita perché il nostro stile di vita sta inesorabilmente cambiando: abbiamo sempre peno tempo da dedicare alla preparazione dei pasti, non recuperiamo gli avanzi». Così, mentre oltre sette milioni di italiani vivono sotto la soglia di povertà relativa, buttiamo al macero cibi buoni perché ne abbiamo comprati troppi (nel 40 per cento dei casi; nel 21 per cento perché ci siamo fatti convincere dall'allettante prendi tre paghi due senza riflettere sulle nostre reali necessità), perché sono scaduti o sono andati a male (24 per cento dei casi), perché non ci sono piaciuti (9 per cento) o perché non ci servivano proprio (7 per cento).

PROBLEMA AMBIENTALE - «Non possiamo però limitarci a considerare tutto questo un semplice spreco alimentare – continua Vezzosi –. Il cibo gettato via è un problema ambientale, sociale ed economico enorme in un momento in cui i prezzi delle materie prime aumentano (il riso è triplicato e il frumento raddoppiato durante il 2008), le riserve alimentari mondiali si assottigliano e pure il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha espresso forti preoccupazioni sulla sicurezza alimentare e sull'effetto sui livelli globali di povertà. Con quello che gettiamo nei Paesi ricchi non solo si azzererebbe il problema della malnutrizione nei Paesi poveri (in 28 nazioni, soprattutto africane, la quota di popolazione che soffre la fame supera il 40 per cento), ma addirittura si “rischierebbe” di portare anche quei Paesi alle soglie della sovra-alimentazione e obesità».

SOSTENIBILITÀ– Mangiare con più criterio, insomma, farebbe del bene al nostro portafoglio ma soprattutto al mondo. Anche perché l'uso quasi indiscriminato che facciamo delle risorse alimentari comporta effetti collaterali non da poco sull'ambiente: altro punto dolente che, sottolineano i dietisti, non è mai abbastanza considerato. E infatti la nostra «vita all'occidentale» è assai poco ecosostenibile, tanto che Jennifer Wilkins, un'esperta di politiche nutrizionali e sociali della Cornell University intervenuta al congresso riminese, ha addirittura fatto pubblica ammenda per le colpe degli Stati Uniti nell'aver diffuso fast food e cibi-spazzatura nel mondo. Aggiungendo una definizione chiara e comprensibile di ecosostenibilità alimentare: «Arriva dal summit di Rio del 1992, e ci indica che l'ecosostenibilità è la capacità di venire incontro alle necessità del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i loro bisogni». In altri termini, è la necessità di avere un “piede lieve” su questo mondo, lasciandolo possibilmente migliore di come l'abbiamo trovato e di certo non impoverendolo: significa scegliere di non sprecare le risorse naturali, facendo attenzione a cosa (e quanto) si mette nel carrello della spesa».

COSTI - «Dobbiamo pensare che ogni alimento ha un prezzo, che è quello che paghiamo quando lo acquistiamo, e un costo: quest'ultimo include la perdita di cose che hanno un valore non misurabile numericamente (come l'impoverimento del suolo) o un valore che non siamo in grado di riconoscere finché non lo abbiamo definitivamente perduto – osserva la Wilkins –. L'agricoltura moderna, ad esempio, fa largo uso di antibiotici che poi ritroviamo nei cibi o nelle acque potabili; allevatori e agricoltori stanno riducendo la biodiversità animale e vegetale perché privilegiano solo le specie meglio gestibili, trasportabili, utilizzabili. Dovremmo invece pensare di più all'impatto ambientale e sulla salute pubblica del cibo che consumiamo, passando dal produrre sempre di più senza pensare alle conseguenze (tanto che oggi nei supermercati del mondo ci sono 47.000 tipi diversi di cibo, secondo alcune stime) alla produzione “ecologicamente integrata” che badi alla salute del suolo, degli animali e in ultima analisi dell'uomo. L'Italia offre buoni esempi: in Toscana Andid ha creato una guida ai prodotti locali e stagionali e si stanno modificando i menu delle mense scolastiche a favore del biologico; all'Ospedale di Asti, in Piemonte, il cibo per i degenti è quasi tutto biologico e non fa più di 30 chilometri prima di arrivare alle cucine». Angie Tagtow, del Dipartimento di nutrizione e Salute Pubblica dell'università dell'Iowa, aggiunge: «I processi attuali di produzione del cibo possono degradare le nostre risorse naturali: suolo, aria, acqua, fonti di energia non rinnovabili. E quando queste si degradano, si deteriora anche il cibo stesso e la società. Se invece la produzione del cibo è “integrata” con la comunità e l'ambiente, come spesso ancora accade in Italia, aumenta l'accesso agli alimenti freschi e prodotti localmente che sono più sicuri e fanno meglio alla salute». Non è una rinuncia al gusto, anzi. E un po' di austerità in materia di consumi non guasterebbe di certo: ce lo stiamo ripetendo da quando è iniziata la crisi, forse ora (magari per paura che scompaia la possibilità di mangiare bene) inizieremo davvero a metterla in pratica.

Elena Meli

fonte:www.corriere.it




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Riso, alimento vitale


Lo sapevate che nel mondo ci sono più di 40.000 differenti varietà di riso? Il riso si presenta in un arcobaleno di colori e sapori e quasi tutte le culture della Terra hanno inserito il riso nella loro dieta. Per più di metà della popolazione il riso è l'alimento principale della dieta quotidiana, e secondo la World Food Grid, il 20% dell'energia immessa nel mondo dal cibo è dovuto al riso. Nella sola Asia, 2 miliardi di persone soddisfano il 70 per cento del loro fabbisogno energetico giornaliero attraverso il riso e i suoi derivati.Una ciotola di riso banco con chicco medio contiene 169 calorie, 3,5 grammi di proteine, 1,7 grammi di fibre, mentre la stessa quantità di riso integrale chicco medio ha 219 calorie, 4,5 grammi di proteine e 3,5 grammi di fibre. Il riso integrale inoltre contiene anche una quantità più alta di tiamina, niacina, B6, magnesio, fosforo e manganese. Più sano, il riso integrale impiega più del doppio del tempo per la cottura. (NdA: il modo più facile di cuocere il riso è comprare una pentola a pressione o una rice cooker. Inserite acqua e riso nella giusta quantità, regolate la cotture e dimenticatevi tutto il resto. Il riso bianco cuoce in circa 20-30 minuti, a secondo della quantità, quello integrale prende invece un'ora, un'ora e mezza. Fate delle porzioni abbondanti perché il riso resiste a lungo e può sempre essere facilmente riscaldato e riutilizzato).

Alcune delle varietà di riso più comuni

Riso bianco, a chicco lungo, ha un guscio lungo e sottile, e quanto viene cotto i chicchi si separano, leggeri e soffici.
Riso bianco a chicco medio, ha un guscio più corto e largo ed è più tenero e umido: i chicchi si legano più facilmente fra loro di quelli del riso precedente.
Riso bianco a chicco corto, ha un guscio corto, grosso e rotondo che diviene morbido e informe quando viene cotto.
Riso integrale, rispetto al riso bianco non è macinato e gli viene tolto solo l'involucro esterno. Leggermente gommoso e con un sapore di nocciola. Ricco di minerali e vitamine.
Riso rosso aromatico, è composto da una crusca rossa ed è solo minimamente lavorato, per mantenere lo strato di crusca. E' leggermente gommoso e ha un aroma simile alla noce.
Riso Basmati, è un riso lungo e aromatico e con un sapore che ricorda il mais o le noci abbrustolite. I chicchi cotti appaiono lunghi, separati fra di loro e molto morbidi.
Giapponese nero, è un altro riso aromatico con uno strato di crusca nera. Anche questo subisce pochissima lavorazione e risulta leggermente gommoso e dolce.
Riso Jasmine, riso aromatico, con chicchi lunghi che cotti diventano soffici e umidi, uniti fra loro. Come il Basmati ha un sapore che ricorda il mais o le noci abbrustolite.
Il riso arborio, è caratterizzato da un punto bianco al centro di ogni chicco. E' il tipico riso per preparare il risotto perché ha una cottura lenta, capace di assorbire diversi sapori e diventa presto cremoso.

By: Susan Brady
fonte:http://it.healthnews.com

domenica

La dieta a tappe


Per riuscire: pause «premiate» tra periodi di regime stretto

Per chi è in sovrappeso, perdere i primi chili non è così difficile, poi il dimagrimento rallenta e cala solo la buona volontà Chi ha seguito una dieta sa bene che all'inizio si perde peso abbastanza facilmente, ma poi l'impresa diventa sempre più difficile. E magari, oltre a non vedere più i risultati sperati, si tende anche a recuperare chili.Lo conferma anche uno studio, recentemente pubblicato dal New England Journal of Medicine, dal quale emerge, in sintesi, che tutte le diete sono uguali sia nei benefici sia nei limiti.

Nella ricerca, condotta in due fra i più importanti centri di cura e ricerca americani, coordinati dal Brigham and Women's Hospital di Boston, più di 800 persone, sovrappeso o obese, sono state divise in quattro gruppi; a ciascuno è stata assegnata una dieta con uguale restrizione (meno 750 kcal al giorno ), ma una diversa ripartizione delle calorie fra proteine, grassi e carboidrati. Ebbene, nel corso dei due anni, non si sono rilevate differenze significative fra le diverse diete nè nel promuovere il dimagrimento, nè nel favorire il mantenimento. Che cosa fare, allora, per superare l'inevitabile "stallo"? L'intervento dietetico non può non tener conto di questa "resistenza" dell'organismo, che va assecondata, alternando periodi di dieta con altri di consolidamento del risultato, per poi intraprendere, solo se necessario, nuovamente il programma dimagrante. «Insomma, l'idea è quella di un "dimagrimento a tappe"» chiarisce Alfredo Vanotti, docente alla Facoltà di medicina e al corso di laurea in dietistica della Statale di Milano, nonché responsabile del Servizio di dietetica e nutrizione clinica dell'Asl di Como.

«Dato per scontato che non esiste alcun intervento in grado di "guarire" l'obesità, considerata una malattia cronica, — continua Vanotti — è evidente che le azioni, di ordine dietetico, comportamentale e terapeutico, devono essere tagliate su misura per l'individuo, non solo all'inizio del programma dimagrante, ma anche, e forse più ancora, nei mesi successivi, quando diventa sempre più difficile perdere peso». Ma perché avviene? Innanzitutto perché si riduce il metabolismo basale, ovvero l'energia utilizzata dall'organismo per le attività di base necessarie al suo normale funzionamento. Puntualizza Enzo Nisoli, professore di Farmacologia alla Facoltà di Medicina di Mi-lano: «La riduzione del metabolismo basale è un'azione messa in atto dall'organismo per difendersi da quello che, in termini evolutivi, interpreta come un rischio per la sopravvivenza. I meccanismi implicati sono molti e ancora in via di definizione. Comunque, sembra che siano soprattutto il sistema nervoso simpatico e alcuni ormoni, tra i quali gli ormoni tiroidei, la leptina, l'adiponectina e altri, ad avere un ruolo, riducendo il metabolismo di base, in risposta alla riduzione di calorie. Quando poi si torna all'alimentazione normale, può essere necessario del tempo prima che i meccanismi del metabolismo basale riprendano il ritmo precedente; quindi anche una dieta normocalorica potrebbe favorire l'aumento di peso».

Anche i fattori psicologici sono importanti. La noia può rendere più difficile l'adesione alla dieta e, avvertendo i primi benefici del dimagrimento, si può magari essere portati a ridurre l'attenzione. Un motivo in più per procedere "a tappe". Ma questa dieta a fasi come si attua concretamente? «La prima fase, — dice Vanotti — cioè quella dimagrante, ha nella dieta ipocalorica e nell' esercizio fisico i suoi pilastri. La composizione della dieta dipende dalle caratteristiche del paziente e dal suo stile di vita, e può essere via via modificata, a seconda del raggiungimento o meno degli obiettivi. Una riduzione del 10%, rispetto al peso di partenza e in circa sei mesi, è l'obiettivo ideale. Ma anche un calo dal 5 al 10% può andare bene, specie se l'eccesso di peso è moderato, o se si nota una certa "refrattarietà" al dimagrimento, tipica in chi si è già sottoposto a ripetute diete. L'esercizio fisico deve essere quotidiano, di tipo aerobico, di intensità non eccessiva: bastano 15-20 minuti al giorno ».

Farmaci e integratori possono essere utili? «In questa prima fase si può ricorrere ai farmaci, ma solo se è davvero necessario, sotto stretta prescrizione medica e per tempi limitati — chiarisce Vanotti —. Anche alcuni integratori possono essere impiegati, ad esempio per combattere l'ec cessiva ritenzione idrica, o la "fame nervosa", ma anche per il loro "effetto placebo"». Dopo questa fase, si passa al consolidamento del risultato, per un periodo di 6-8 mesi, durante i quali l'obiettivo è mantenere il peso entro una fluttuazione massima del 2%. «L'alimentazione — riprende Vanotti — sarà quindi più libera, con indicazioni più qualitative che quantitative (per esempio, fare attenzione ai condimenti grassi). In questa fase, si potrà godere di un "bonus" di circa 200 kcal da spendere liberamente. Anche se sarebbe meglio indirizzarsi verso scelte, oltre che gradevoli per il palato, anche valide per ricchezza di fattori protettivi, come gli antiossidanti. E penso alla frutta secca, ai frutti di bosco o, in mancanza di controindicazioni, a un bicchiere di vino rosso, o all'aggiunta di un cucchiaio di olio extravergine. Anche questa fase va monitorata attentamente con un diario su cui annotare abitudini alimentari e attività fisica, in modo da poter prontamente intervenire per correggere il tiro». Dopo questo periodo di consolidamento, se necessario, si interviene con un nuovo programma dimagrante. Va sottolineato che, a detta di tutti gli esperti, è preferibile mantenere una moderata perdita di peso per un periodo prolungato, piuttosto che riprendere peso dopo un dimagrimento più consistente.


Carla Favaro
Nutrizionista
fonte:http://www.corriere.it

venerdì

«Vi spiego il confine tra vita e morte»


Una dieta rigorosa e il movimento donano longevità 
La scienza può portare a 120 anni, ma morire è un diritto

Alessandro Cecchi Paone per il Magazine

Umberto Veronesi, oncologo e senatore
Umberto Veronesi, oncologo e senatore
Al Senato si discute in questi giorni la controversa legge sul testamento biologico che, dopo le polemiche sul caso Englaro, dovrebbe regolare la zona grigia di sofferenza in cui si trovano centinaia di italiani in stato vegetativo. In questa intervista destinata alla tv, il professor Umberto Veronesi difende la piena libertà di scelta e di coscienza dell’individuo.

Il professor Umberto Veronesi è appena tornato da un viaggio lampo negli Stati Uniti per un congresso internazionale di oncologia. 
Lei è vicino agli 85 anni, ma non sta fermo un minuto. Quando non è in viaggio in Italia e all’estero, al mattino opera i suoi pazienti dell’Istituto Europeo di Oncologia che dirige a Milano, all’ora di pranzo riceve i collaboratori della Fondazione che porta il suo nome, il pomeriggio visita, la sera va al cinema che è una sua grande passione. C’è un segreto? 
«A parte una buona eredità genetica, che non è merito mio, sono certo che molto dipenda dalla vita regolare che faccio da sempre e dalla dieta che ho adottato. E poi dalla passione per quel che faccio che mi dà una spinta continua, alimentando motivazioni sempre nuove per restare attivo».

In che consiste questa dieta miracolosa? 
«Non è miracolosa, ma molto rigorosa. Tanta frutta fresca, verdura e legumi, un po’ di pesce ogni tanto, mai carne».

Perché ce l’ha tanto con la carne? 
«Per motivi morali da un lato e igienico-sanitari dall’altro. Sono cresciuto in una cascina contadina nelle campagne intorno a Milano, in mezzo ai vitellini, agli agnelli, ai maialini, imparando che ti riconoscono, si affezionano, e così decisi molto presto che non avrei mai potuto mangiarli. Ma c’è anche una ragione umanitaria, maturata più tardi: per allevare gli animali necessari ad alimentare la dieta carnivora che prevale nei paesi ricchi sono necessarie gigantesche quantità di cereali, acqua e terreni, che vengono sottratte a quel miliardo di persone nel mondo che muoiono di fame e di sete. E poi c’è il ruolo della carne, soprattutto se carbonizzata in superficie, nella genesi del tumore del colon e in generale nelle patologie del metabolismo legate all’iperalimentazione».

Nel suo studio all’Istituto c’è una bicicletta da corsa. Vuol dire che anche in età avanzata bisogna fare molto sport? 
«No, non molto, poco ma ben fatto, senza forzare e rischiare traumi. Fa bene stare sempre in movimento, camminare, non impigrirsi. Anche per questo dormo poco, quel che basta per ricaricarmi».

Non sarà che continua a fare così tante cose anche perché pure lei ha paura di morire, come tutti? 
«Come a tutti anche a me non piace l’idea di dover morire. Ma fin da bambino con la morte ho fatto i conti prima degli altri. Mio padre è morto che ero molto piccolo, da giovane partigiano antifascista sono rimasto ferito in azione, la scelta di diventare oncologo mi ha costretto, all’inizio della mia vita di medico, a occuparmi soprattutto di malati terminali senza speranza».

Come l’hanno cambiata quelle esperienze così dolorose? 
«Da una lato mi hanno indotto a fare di tutto, a impegnarmi al massimo. Perché il cancro non fosse più necessariamente sinonimo di morte sicura. Dall’altro mi hanno fatto capire che la morte si può allontanare ma non evitare. Anzi, che morire è anche un dovere».

Come sarebbe a dire un dovere? 
«Sì, anche un dovere. Prima o poi, dobbiamo lasciare a chi viene dopo di noi lo spazio, le risorse per svilupparsi liberamente. In natura la morte è una necessità per preservare il ciclo vitale da cui dipendono tutti gli esseri viventi. Diciamo che la morte è un fatto naturale che dobbiamo accettare».

Lei ha curato migliaia di pazienti, moltissimi sono guariti, altri, in attesa delle terapie definitive capaci di sconfiggere tutti i tipi di tumori, sono morti, purtroppo. Tra questi ultimi chi ha affrontato meglio quella che lei chiama un fatto naturale? 
«Sembra paradossale, ma ho visto morire meglio, più serenamente i non credenti, probabilmente perché si preparano all’eventualità per tempo, ci pensano quando impostano il loro progetto di vita sapendo che non avrà sviluppi ulteriori dopo la fine. Applicano una sorta di laicismo stoico. Paradossalmente, invece, molti credenti ci arrivano più spaventati, non so perché».

Secondo lei, però, morire non è solo un dovere ma anche un diritto, visto che per primo ha avviato in Italia il dibattito sul testamento biologico. 
«Certo! Morire è un dovere biologico, nel senso che abbiamo detto prima, ma anche un diritto etico. La libertà dell’individuo, del cittadino, deve riguardare non solo il suo progetto di vita, ma anche il suo progetto di morte. Deve essere riconosciuta a tutti la libertà di scelta e di coscienza anche in questo. La scienza e le tecnologie della medicina non possono evitare la morte ma possono allungare la vita anche per decenni. È giusto riconoscere a chi lo vuole il diritto ad andare avanti senza limiti prevedibili, ma anche a chi la vede diversamente di chiedere di evitare o sospendere inutili accanimenti».

Ma secondo lei quando è che ci si trova di fronte a un accanimento, all’inutilità degli sforzi per il mantenimento in vita? 
«Quando ci si trova di fronte allo stato vegetativo permanente diagnosticato a livello neurologico. Insomma, quando muore il cervello, come verificabile dopo almeno un anno di osservazione clinica e di esami elettroencefalici. È una fase in cui gli organi continuano a funzionare, ma la persona non è più viva, non ha coscienza, percezioni, nemmeno sofferenza. Proprio come in una pianta».

Dunque, contrariamente a quello che molti ancora pensano, secondo lei la vita di un uomo ha sede nel cervello e non nel cuore. 
«Certamente! La stessa disciplina dei trapianti si basa sulla differenza fra morte cardiaca e morte cerebrale. Quando un organo viene espiantato il corpo può essere ancora caldo, fisicamente vitale, ma la persona è morta, il cervello non funziona più, non riceve né trasmette più sensazioni o pensieri. Quel che conta a quel punto è che una morte si trasforma nella salvezza di un’altra vita».

Ma è sempre tutto così chiaro, sicuro? 
«Nel caso dei trapianti sì. Il testamento biologico deve invece tenere conto di alcuni casi intermedi, in cui il cervello mantiene il barlume di alcune funzioni, oppure negli stati cosiddetti locked, in cui un essere umano si ritrova incarcerato nel suo stesso corpo. Sono aspetti in cui le disposizioni date liberamente in vita e in piena coscienza diventano ancora più importanti».

Lei ha detto che la scienza medica non può evitare la morte ma allungare la vita sì. Che ne pensa di chi si fa congelare in attesa di nuove scoperte o di chi si fa lavare il sangue per non invecchiare? 
«Che non mi posso occupare di fantascienza e di leggende metropolitane. Quanto alla depurazione del sangue la possono garantire solo fegato e reni funzionanti e in buona salute».

E invece dell’insistenza del Presidente del Consiglio Berlusconi sugli studi in corso per portare la vita umana a 120 anni? 
«Che effettivamente ci si sta lavorando in varie parti del mondo e che è una prospettiva possibile. Basti pensare che in un secolo, in Italia, l’aspettativa di vita alla nascita è raddoppiata grazie ai miglioramenti nell’igiene, nell’alimentazione, nella medicina preventiva e nelle terapie, in generale alle condizioni di vita meno logoranti. È più che verosimile che con le nuove conoscenze genetiche e con le applicazioni della medicina predittiva si possa fare di meglio, ma gradualmente, generazione dopo generazione».

Dunque nessuna promessa di immortalità. Ma perché lavorare proprio sul traguardo dei 120 anni, né di più né di meno? 
«Perché sappiamo che geneticamente ogni specie vivente, compresa quella umana, è programmata per una durata massima di vita che non è modificabile. Possiamo però puntare a portare progressivamente tutti più vicini a quel traguardo, correggendo le imperfezioni, riparando i danni, prevenendo e rallentando i processi di invecchiamento».

Mentre è nel pieno della battaglia sulla legge per il fine vita, lei intanto lavora anche al nuovo progetto della sua Fondazione, l'incontro mondiale Science for Peace in programma a Milano il prossimo novembre. Ma che c’entra un medico oncologo divulgatore scientifico con l’argomento principe della politica internazionale? 
«La medicina contemporanea non può dimenticare la sua origine filantropica per eccellenza. Noi lavoriamo al servizio dell’uomo, per aiutarlo contro il dolore e le malattie. Ma, ancora oggi, nella maggior parte del mondo non si muore di infarto o di cancro o di incidenti stradali come nelle nazioni più ricche, ma a causa della fame, della sete e della guerra, con quest’ultima che è spesso conseguenza e sempre causa delle prime due. Ho invitato a Milano i premi Nobel e i massimi studiosi del problema per ricordare al mondo che il linguaggio della scienza è universale e pacifico; che può esprimere le soluzioni razionali dei problemi che sono alla base di molti conflitti; e deve ricordare che solo con la riduzione delle spese per gli armamenti si possono ricavare le risorse necessarie per evitare tutte quelle morti per fame, sete, malattia e violenza, che non sono affatto parte del ciclo della natura».

fonte:http://www.corriere.it/politica/09_marzo_17/magazine_veronesi_confine_vita_morte_f02cfd76-132b-11de-8994-00144f02aabc.shtml