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La dieta a tappe


Per riuscire: pause «premiate» tra periodi di regime stretto

Per chi è in sovrappeso, perdere i primi chili non è così difficile, poi il dimagrimento rallenta e cala solo la buona volontà Chi ha seguito una dieta sa bene che all'inizio si perde peso abbastanza facilmente, ma poi l'impresa diventa sempre più difficile. E magari, oltre a non vedere più i risultati sperati, si tende anche a recuperare chili.Lo conferma anche uno studio, recentemente pubblicato dal New England Journal of Medicine, dal quale emerge, in sintesi, che tutte le diete sono uguali sia nei benefici sia nei limiti.

Nella ricerca, condotta in due fra i più importanti centri di cura e ricerca americani, coordinati dal Brigham and Women's Hospital di Boston, più di 800 persone, sovrappeso o obese, sono state divise in quattro gruppi; a ciascuno è stata assegnata una dieta con uguale restrizione (meno 750 kcal al giorno ), ma una diversa ripartizione delle calorie fra proteine, grassi e carboidrati. Ebbene, nel corso dei due anni, non si sono rilevate differenze significative fra le diverse diete nè nel promuovere il dimagrimento, nè nel favorire il mantenimento. Che cosa fare, allora, per superare l'inevitabile "stallo"? L'intervento dietetico non può non tener conto di questa "resistenza" dell'organismo, che va assecondata, alternando periodi di dieta con altri di consolidamento del risultato, per poi intraprendere, solo se necessario, nuovamente il programma dimagrante. «Insomma, l'idea è quella di un "dimagrimento a tappe"» chiarisce Alfredo Vanotti, docente alla Facoltà di medicina e al corso di laurea in dietistica della Statale di Milano, nonché responsabile del Servizio di dietetica e nutrizione clinica dell'Asl di Como.

«Dato per scontato che non esiste alcun intervento in grado di "guarire" l'obesità, considerata una malattia cronica, — continua Vanotti — è evidente che le azioni, di ordine dietetico, comportamentale e terapeutico, devono essere tagliate su misura per l'individuo, non solo all'inizio del programma dimagrante, ma anche, e forse più ancora, nei mesi successivi, quando diventa sempre più difficile perdere peso». Ma perché avviene? Innanzitutto perché si riduce il metabolismo basale, ovvero l'energia utilizzata dall'organismo per le attività di base necessarie al suo normale funzionamento. Puntualizza Enzo Nisoli, professore di Farmacologia alla Facoltà di Medicina di Mi-lano: «La riduzione del metabolismo basale è un'azione messa in atto dall'organismo per difendersi da quello che, in termini evolutivi, interpreta come un rischio per la sopravvivenza. I meccanismi implicati sono molti e ancora in via di definizione. Comunque, sembra che siano soprattutto il sistema nervoso simpatico e alcuni ormoni, tra i quali gli ormoni tiroidei, la leptina, l'adiponectina e altri, ad avere un ruolo, riducendo il metabolismo di base, in risposta alla riduzione di calorie. Quando poi si torna all'alimentazione normale, può essere necessario del tempo prima che i meccanismi del metabolismo basale riprendano il ritmo precedente; quindi anche una dieta normocalorica potrebbe favorire l'aumento di peso».

Anche i fattori psicologici sono importanti. La noia può rendere più difficile l'adesione alla dieta e, avvertendo i primi benefici del dimagrimento, si può magari essere portati a ridurre l'attenzione. Un motivo in più per procedere "a tappe". Ma questa dieta a fasi come si attua concretamente? «La prima fase, — dice Vanotti — cioè quella dimagrante, ha nella dieta ipocalorica e nell' esercizio fisico i suoi pilastri. La composizione della dieta dipende dalle caratteristiche del paziente e dal suo stile di vita, e può essere via via modificata, a seconda del raggiungimento o meno degli obiettivi. Una riduzione del 10%, rispetto al peso di partenza e in circa sei mesi, è l'obiettivo ideale. Ma anche un calo dal 5 al 10% può andare bene, specie se l'eccesso di peso è moderato, o se si nota una certa "refrattarietà" al dimagrimento, tipica in chi si è già sottoposto a ripetute diete. L'esercizio fisico deve essere quotidiano, di tipo aerobico, di intensità non eccessiva: bastano 15-20 minuti al giorno ».

Farmaci e integratori possono essere utili? «In questa prima fase si può ricorrere ai farmaci, ma solo se è davvero necessario, sotto stretta prescrizione medica e per tempi limitati — chiarisce Vanotti —. Anche alcuni integratori possono essere impiegati, ad esempio per combattere l'ec cessiva ritenzione idrica, o la "fame nervosa", ma anche per il loro "effetto placebo"». Dopo questa fase, si passa al consolidamento del risultato, per un periodo di 6-8 mesi, durante i quali l'obiettivo è mantenere il peso entro una fluttuazione massima del 2%. «L'alimentazione — riprende Vanotti — sarà quindi più libera, con indicazioni più qualitative che quantitative (per esempio, fare attenzione ai condimenti grassi). In questa fase, si potrà godere di un "bonus" di circa 200 kcal da spendere liberamente. Anche se sarebbe meglio indirizzarsi verso scelte, oltre che gradevoli per il palato, anche valide per ricchezza di fattori protettivi, come gli antiossidanti. E penso alla frutta secca, ai frutti di bosco o, in mancanza di controindicazioni, a un bicchiere di vino rosso, o all'aggiunta di un cucchiaio di olio extravergine. Anche questa fase va monitorata attentamente con un diario su cui annotare abitudini alimentari e attività fisica, in modo da poter prontamente intervenire per correggere il tiro». Dopo questo periodo di consolidamento, se necessario, si interviene con un nuovo programma dimagrante. Va sottolineato che, a detta di tutti gli esperti, è preferibile mantenere una moderata perdita di peso per un periodo prolungato, piuttosto che riprendere peso dopo un dimagrimento più consistente.


Carla Favaro
Nutrizionista
fonte:http://www.corriere.it