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TUMORE ALLA PROSTATA: 9 MILIONI A RISCHIO


Oltre nove milioni di uomini (9.300.000) over 50 sono a rischio in Italia per il tumore alla prostata, che con un'incidenza del 12% e' il primo tumore che colpisce l'uomo. Ma con un'adeguata prevenzione e con stili di vita corretti si puo' combattere. Per questo dal 12 al 19 marzo la World Foundation of Urology ha promosso la Settimana di Prevenzione del Tumore alla Prostata. Spot televisivi su Rai e Mediaset, pieghevoli informativi, e un'importante iniziativa favorita da Federalberghi: l'alloggio gratuito ai parenti di pazienti che provengono da altre regioni e che in quella settimana si devono sottoporre a interventi per tumore alla prostata al S.Raffaele di Milano, l'Istituto nazionale studio e cura dei tumori di Milano, il S.Giovanni Bosco di Torino, il Regina Elena di Torino, il S.Giovanni Calibita di Roma, il S.Salvatore dell'Aquila, il Cardarelli di Napoli, la Fondazione Pascale di Napoli, e la Casa Sollievo della Sofferenza di S.Giovanni Rotondo. La campagna di prevenzione quest'anno mettera' l'accento soprattutto sull'alimentazione: "Nei paesi asiatici infatti - spiega Mauro Dimitri, presidente della World Foundation of Urology - c'e' una bassa incidenza di tumori alla prostata. Mentre un terzo dei decessi per tumore nei paesi sviluppati puo' essetre attribuito alla nutrizione in eta' adulta". In particolare sono un toccasana gli alimenti ricchi di Licopene (ortaggi e pomodori), l'aglio, il the verde, il melograno. Fondamentale anche l'attivita' fisica, e un recente studio dell'Universita' del Michigan collega un maggior rischio di tumore ai single, perche' meno propensi a sottoporsi a screening periodici. "Questa campagna di prevenzione - spiega il sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio - si inquadra in una visione complessiva che il Ministero vuole dare: a breve verra' approvato il Piano nazionale di prevenzione. Per il tumore alla prostata il consiglio agli over 50 e' di fare una Psa una volta l'anno, e se i valori sono elevati ripeterla dopo tre mesi, per poi in caso di valori ancora alti fare altri esami come gli ultrasioni. Fondamentale - aggiunge - anche la prevenzione terziaria, cioe' rivolta a chi e' gia' stato operato, se si tiene conto che il 35% degli operati tende a recidivare".