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Contro i tumori arrivano le nanobombe

Sono nanoparticelle “armate”, cioè provviste di un’arma genetica contro il tumore. Sono state iniettate per la prima volta su pazienti malati e tramite il circolo sanguigno hanno raggiunto la sede del cancro e sganciano il proprio carico contro le cellule malate.
A compiere la prodezza, di cui la rivista Nature anticipa i risultati, è stato il Caltech, California Institute of Technology di Pasadena nel corso di uno studio clinico dai molti primati.

Prima di tutto lo studio ha dimostrato che le nanoparticelle iniettate in vena costituiscono un veicolo affidabile e poi per la prima volta viene verificato che un piccolo Rna a interferenza (iRna), un silenziatore genetico, ha un’efficacia terapeutica per il cancro.
L’iRna interferisce con l’attività di un gene e gli impedisce di sintetizzare la proteina che dovrebbe codificare, mettendolo così a tacere. Gli iRna potenzialmente applicabili per la cura sarebbero oltre mezzo milione. Al Caltech ne hanno utilizzato uno, per capire se i suoi effetti già dimostrati in provetta erano confermati anche sull’uomo.
Per effettuare il test hanno prima prodotto delle nanoparticelle polimeriche, caricate con l’iRna specifico per un gene di cui si conosce il legame con il cancro. Poi hanno iniettato queste nanoparticelle nei pazienti e verificato che queste non solo raggiungono il target, ma riescono anche a “bombardarlo” con l’iRna che deve silenziare il gene responsabile della malattia. A seconda della dose somministrata, l’iRna così recapitato impedisce la produzione della proteina che contribuisce alla crescita del tumore.
La scoperta dell’interferenza dell’Rna è valsa a Andrew Fire e Craig Mello il premio Nobel per la Medicina nel 2006 e ha aperto la strada a nuove terapie per malattia a base genetica come il cancro, appunto. La novità di questo strumento per bloccare la produzione di proteine consiste nel fatto che il suo target non è la proteina, bensì l’Rna messaggero che codifica l’informazione necessaria per produrre la proteina stessa. E raggiungere l’Rna messaggero è molto più facile che raggiungere la proteina, il che spiega le enormi potenzialità dell’iRna nella cura delle malattie genetiche.
La sperimentazione delle nanoparticelle con iRna è ancora in fase uno, quindi è decisamente troppo presto per certificarne l’efficacia terapeutica. Ma i risultati fanno ben sperare per un futuro uso clinico delle nanoparticelle armate.
marta.buonadonna
fonte:http://blog.panorama.it/hitechescienza/2010/03/22/contro-i-tumori-arrivano-le-nanobombe/