sabato

"Un vaccino contro la cocaina"



Obiettivo però ancora lontano

Il ricercatore riminese Antonello Bonci ha scoperto la "memoria della dipendenza" dalle droghe che persiste per anni e anni dall'ultima dose. Per combattere le dipendendenze in futuro si potrà far ricorso alla farmacogenomica per trovare terapie legate al codice genetico individuale

Rimini, 16 gennaio 2009 - Non chiedetegli se è tornato in Italia prima per salutare Rimini e poi per seguire il Convegno nazionale del Dipartimento politiche antidroghe a Trieste o viceversa. Probabilmente lo mandereste in crisi, diviso com’è fra l’amore per la sua città natale e la passione per la ricerca che lo ha portato a soli 41 anni a dirigere uno dei più importanti laboratori statunitensi per lo studio dei meccanismi alla base di ogni dipendenza.

In particolare Antonello Bonci, da dieci anni all’Ernest Gallo Clinic di San Francisco, ha scoperto la "memoria della dipendenza" dalle droghe che si forma nel cervello dell’individuo che assume stupefacenti e persiste per anni e anni dall’ultima dose, rendendolo sempre suscettibile a ricadute. Bonci nei giorni scorsi è tornato in Italia nelle vesti di coordinatore scientifico del Comitato contro le droghe voluto dal sottosegretario della Presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi.

I risultati della conferenza di Trieste?
"E’ già un successo aver riunito i ricercatori italiani e statunitensi e aver presentato i risultati ottenuti nei due paesi. Abbiamo messo assieme il meglio nel campo della ricerca. " Si ha sempre l’idea che gli Usa non abbiano nulla da imparare dall’Italia..."In Italia vi sono due aspetti interessanti per i ricercatori: primo, il sistema sanitario nazionale che intercetta migliaia e migliaia di tossicodipendendi dando così modo di lavorare su campioni significativi; secondo, la stanzialità dei soggetti in esame. In America i pazienti per un anno sono a S. Francisco, poi si traferiscono a New York, poi finiscono a Miami: seguire i loro progressi è praticamente impossibile. La stanzialità aiuta moltissimo i ricercatori".

Quali sono le nuove frontiere della ricerca contro le droghe, in particolare la cocaina?
"Si chiama farmacogenomica e si prefigge di trovare terapie su misura legate al codice genetio dell’individuo".
Come a dire che la dipendenza è nel nostro dna? "No, sono tantissimi i fattori che incidono, in primis l’ambiente in cui si è cresciuti, l’educazione, l’ambito familiare... ma è innegabile che di fronte al primo ‘spinello’, per esempio, assistiamo a reazioni diversissime, legate al nostro corredo genetico. E’ lo stesso principio che fa sì che gli antidepressivi abbiano effetti molto diversi da paziente a paziente".

E guardando più in là?
"Un vaccino contro la cocaina. Ma non vorrei che passasse un messaggio sbagliato. Se ne parlerà, forse, fra vent’anni. Nel frattempo state alla larga dalla droga. Ogni droga".