lunedì

Latte invece di spremute contro raffreddore o influenza?


Il rischio di ammalarsi sale del 40 per cento se la vitamina D scarseggia

EFFETTO ANCORA MAGGIORE IN CHI HA L'ASMA O BPCO

Per decenni ci siamo fatti spremute di agrumi nel tentativo di proteggerci da influenza e raffreddori grazie a uno scudo di vitamina C. Oggi si scopre che forse sarebbe stato meglio bere latte e stare un po' al sole, benché invernale: secondo una ricerca appena uscita sugli Archives of Internal Medicine, infatti, è la carenza di vitamina D ad aprire la strada ai malanni di stagione.

AMPIO STUDIO – I ricercatori, medici all'università del Colorado e del Massachusetts General Hospital di Boston, negli Stati Uniti, hanno condotto il più ampio studio mai realizzato per verificare un'eventuale correlazione fra la vitamina D e le malattie respiratorie tipiche dell'inverno, come raffreddori e influenza. Hanno infatti misurato i livelli di vitamina D (per la precisione, di 25-idrossivitamina D) nel sangue di 19 mila adulti e adolescenti che hanno partecipato al Third National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES III), scoprendo che se i contenuti di vitamina erano al di sotto di 10 nanogrammi per millilitro di sangue il rischio di incappare in un'infezione virale delle vie respiratorie aumentava del 40 per cento rispetto a chi aveva più vitamina D nel sangue (oltre 30 ng/ml). L'associazione era vera non solo in inverno, ma tutto l'anno. Per di più, l'effetto della vitamina D era particolarmente evidente in chi soffriva già di una patologia respiratoria come l'asma o la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO): nel primo caso chi scarseggiava di vitamina D aveva un rischio di beccarsi un raffreddore o un'influenza cinque volte più alto, in chi aveva la BPCO la probabilità raddoppiava. «Un'infezione respiratoria in chi è sano non dà grossi problemi, ma in pazienti che già soffrono di una malattia respiratoria come asma o BPCO può significare una corsa dal medico, in pronto soccorso o perfino un ricovero», dice Carlos Camargo, responsabile della ricerca. «Prevenire le infezioni in questi soggetti è perciò essenziale».

VITAMINA C – Il guaio è che forse abbiamo puntato l'obiettivo sulla vitamina sbagliata: chi non si è imbottito di vitamina C cercando di passare indenne attraverso influenze e raffreddori invernali? In realtà ci sbagliavamo di grosso, come spiega anche Fabrizio Pregliasco, virologo all'università di Milano: «La vitamina C è un antiossidante e in molti ci hanno creduto, spronando a prenderla in dosi consistenti per la prevenzione. Peccato che si sia rivelata efficace solo in situazioni estreme, ad esempio in persone impegnate in spedizioni in Antartide o in maratoneti esposti al freddo: negli altri casi non sembra avere una reale funzione preventiva e il suo ruolo si è andato progressivamente sgonfiando». Mettiamo da parte le pastiglie al gusto arancia e limone, allora. E pensiamo ai latticini, piuttosto: lo studio degli americani è solo l'ultimo di una serie di ricerche che hanno indagato il ruolo della vitamina D nel sistema immunitario. Qualche dubbio che la vitamina nota per garantire ossa forti potesse avere un ruolo nelle difese dell'organismo era venuto anche ad altri: in inverno le malattie infettive respiratorie sono più comuni, e in inverno la vitamina D cala perché ci si può esporre poco al sole e se ne produce di meno. Alcuni, su pochi soggetti, avevano già suggerito la correlazione fra livelli della vitamina e rischio di infezioni. Oggi lo studio americano, su oltre 19 mila persone, sembra non lasciare spazio ai dubbi.

PREVENZIONE – «I dati potrebbero aiutarci a spiegare perché in inverno le infezioni respiratorie mietano tante vittime: la carenza di vitamina D potrebbe essere un fattore di rischio per le epidemie influenzali», osserva Pregliasco. «La vitamina D del resto è coinvolta in processi riparativi e di ricostruzione, per cui aumentarne la quota potrebbe significare diminuire gli effetti dell'infiammazione». «La vitamina D pare prevenire le infezioni respiratorie comuni», sintetizzano gli autori della ricerca. «I nostri risultati però andranno confermati in sperimentazioni cliniche controllate prima di poter dare consigli in merito a supplementi a base di vitamina D, da raccomandare per dare "una marcia in più" al sistema immunitario e aiutarlo a combattere le infezioni respiratorie». Che sia presto per le raccomandazioni lo conferma anche Pregliasco: «In termini terapeutici e preventivi tutto è ancora da valutare: dovremo capire se aumentare l'introito di vitamina D può davvero aiutarci e, in caso affermativo, individuare dosi appropriate. Insomma, è presto per dare consigli precisi», conclude il virologo.

fonte:www.corriere.it