martedì

Giochiamo d’anticipo


I TEST DI SCREENING
Secondo un rapporto recentemente messo a punto dalla London School of Economics, le diverse metodiche di screening presentano pregi e difetti, considerando sempre che occorre valutare costi e fastidi per la persona.
Ecco le due opportunità per le persone a basso rischio.


- Ricerca del sangue occulto nelle feci
E’ il test meno fastidioso, ma è anche il meno specifico. Andrebbe fatto dai cinquant’anni in su, con cadenza annuale o biennale.

- Colonscopia totale
Da effettuare sempre nei casi in cui il test sul sangue è positivo. E’ il test più preciso, ma può presentare rischi nella sua effettuazione e spesso richiede sedazione. Permette però di vedere l’intera zona a rischio. Andrebbe fatto almeno ogni 10 anni nelle età a rischio.

QUASI DIECIMILA persone in Liguria vivono facendo i conti – o magari avendo già curato - debbono fare i conti con il tumore maligno dell’intestino. Ogni anno sono circa milletrecento i nuovi casi di malattia. A fare la differenza nella prognosi è soprattutto la precocità della diagnosi: quanto prima si riconosce la lesione, tanto maggiori sono le possibilità di vincere la malattia Purtroppo però gli screening di popolazione, ovvero le strategie che prevedono di sottoporre le persone a rischio a test specifici per la diagnosi precoce come accade per la mammografia nel cancro della mammella, in Italia stentano a decollare.

«Questi test allargati sono cominciati da pochi anni e quindi la penetrazione è ancora bassa – fa notare Roberto Labianca, direttore del Dipartimento di Oncologia ed Ematologia degli Ospedale Riuniti di Bergamo -. C’è ancora molto da fare sotto il profilo informativo ed educazionale. Ad oggi, su scala nazionale, solo il 30-40 per cento degli eleggibili (cioè delle persone che ne avrebbero bisogno, ndr.) aderisce allo screening: la percentuale sale al nord, soprattutto in alcune regioni, fi no al 70 per cento». La scienza dice che con una diagnosi precoce si potrebbe arrivare anche quasi al novanta per cento dei successi terapeutici nei confronti di questa forma tumorale. Ma bisogna arrivare presto, anche per sfruttare tutte le opportunità che offrono le nuove terapie mediche, associate alla classica operazione chirurgica e alla radioterapia quando necessaria.

A rischiare di più questa malattia sono gli anziani, in particolare le donne, specie se hanno seguito un’alimentazione ricca di grassi di origine animale e povera di fibre, quindi frutta e verdura hanno un ruolo protettivo. Il tumore è infatti più frequente nei paesi occidentali, in cui la dieta segue sempre di più gli schemi “americani” quando invece occorrerebbe puntare sulla sana alimentazione mediterranea. Da non dimenticare, infine, che in poco meno di un caso su dieci l’origine del problema è di natura genetica ed ovviamente in queste circostanze l’attenzione alla patologia deve essere ancora maggiore. Anche perché, in termini generali, il tumore è un nemico molto “sottile”. Spesso non crea fastidi, o comunque il paziente non dà in genere particolare peso a sintomi poco specifici, come dolori addominali o alterazioni dell’alvo con comparsa di stitichezza o diarrea inspiegabili, a volte alternate tra loro, per preoccuparsi solo quanto si manifesta una vera e propria emorragia o presenza di sangue nelle feci.

Solo ad uno stadio più avanzato di malattia possono comparire anoressia, affaticamento e perdita di peso. «Arrivare presto è importante anche per sfruttare al meglio le opportunità terapeutiche , ricordando che esistono linee di trattamento defi nite in base allo stadio della patologia – precisa Labianca -. Oggi ad esempio si può anche agire sull’angiogenesi, ovvero il meccanismo che il tumore mette in atto per stimolare la crescita di nuovi vasi sanguigni. Esistono anticorpi monoclonali come bevacizumab che impediscono al tumore di svilupparsi».

Ovviamente sostanze di questo tipo, impiegate anche in combinazione con altri chemioterapici, vanno usate solo quando necessarie, sulla base dello stato di malattia, della condizione del paziente e della valutazione dell’oncologo. Ma si tratta solamente di armi di una sorta di “arsenale” che gli esperti, dal chirurgo, al radioterapista all’oncologo, hanno a disposizione. Senza dimenticare che arrivare presto è la prima sfi da da vincere.

a cura di FEDERICO MERETA
fonte:ilsecoloxix.ilsole24ore.com