lunedì

Troppe Cure possono far Male

 

In medicina non è vero che fare di più è sempre meglio per il malato

D ue persone vanno dal medico. La prima esce soddisfatta dalla visita e dalle prescrizioni, la seconda è delusa: non ha ottenuto quello che si aspettava. Poiché il cliente ha sempre ragione, si dà molta importanza a questo aspetto, dal singolo professionista sino
ai vertici di chi gestisce la sanità. Nessuno sa bene però da che cosa dipenda la soddisfazione dei pazienti, e soprattutto non si sa quanto sia associata alla qualità delle cure. In altre parole, la prima delle due persone starà meglio della seconda? Ricercatori californiani pubblicano su Archives of Internal Medicine dati di eccellente qualità (su un campione di 50 mila cittadini americani), che sono in parte sconcertanti, e quindi di grande interesse. Rilevando la soddisfazione per il proprio curante in un determinato anno e seguendo poi la sorte dei partecipanti negli anni successivi, lo studio dimostra che i cittadini con il più alto livello di soddisfazione vengono in seguito ricoverati più spesso e consumano più prestazioni, in particolare più farmaci, rispetto a quelli con grado più basso di gratificazione. Sin qui nulla di strano: i primi potrebbero essere più contenti proprio perché riescono a ottenere cure più assidue e complete. Peccato che questi stessi abbiano anche, paradossalmente, una mortalità ben più alta (del 26%) rispetto ai concittadini "trascurati"; e ciò nonostante in partenza godano di una salute eccellente, e i dati siano stati corretti per tutte le possibili variabili che potrebbero influenzare questo aspetto. La spiegazione degli autori è che quando si ricevono "troppe" cure, comprese quelle di efficacia più controversa, il risultato netto sulla salute può essere negativo, per il prevalere degli effetti collaterali. In altre parole, in medicina non è vero che fare di più è sempre meglio. Se questo è vero, la rilevazione della soddisfazione può rivelarsi un' arma a doppio taglio. Ma la risposta non può essere il ritorno a un paternalismo per cui il punto di vista del malato conta poco. La soluzione sta in un reale progresso verso cure realmente centrate sul paziente, che deve poter prendere la decisione su che cosa è meglio per lui sulla base di informazioni corrette, e al riparo da false speranze e aspettative irrealistiche.