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La doppia terapia per l'ipertrofia della prostata

I vantaggi della combinazione fissa sul trattamento


Per quanto riguarda la cura dell'Ipertrofia prostatica benigna e della ritenzione urinaria acuta, la pratica clinica corrente utilizza gli inibitori della 5-alfa-reduttasi e gli alfa-bloccanti in associazione estemporanea in circa il 25% dei casi.
Nel 60%, l’associazione estemporanea utilizzata è composta da dutasteride + tamsulosina. I risultati clinici ottenuti nella sperimentazione clinica con l’associazione estemporanea (studio CombAT) dimostrano un beneficio incrementale significativo nei confronti di entrambi i componenti.


In particolare è stato dimostrato un miglioramento sintomatologico costante nel tempo, una riduzione significativa del rischio di ritenzione urinaria acuta (AUR) e della chirurgia correlata alla Ipertrofia Prostatica Benigna rispetto alla monoterapia con tamsulosina. Da un punto di vista sintomatologico lo studio CombAT (studio registrativo pivotal) è il primo studio a dimostrare un significativo miglioramento della sintomatologia con la terapia di associazione 5ARI + alfa-bloccanti rispetto alle singole monoterapie nei primi 9 mesi di terapia.
Un vantaggio rilevante dato dalla presenza simultanea dei due principi attivi in un’unica capsula è rappresentato dal fatto che è ipotizzabile una maggiore e più costante aderenza al trattamento, fattore che è riconosciuto come una componente critica nella gestione delle malattie croniche. Una scarsa aderenza al trattamento può portare a un esito clinico non soddisfacente, e, in alcuni casi, può determinare un aumento della spesa sanitaria.
Esistono dati in letteratura che dimostrano come l’aderenza al trattamento sia inversamente associata alla complessità del regime terapeutico. Uno dei fattori critici di aderenza al trattamento è costituito dal numero di farmaci assunti, e vi sono evidenze che dimostrano come l’uso di una combinazione fissa possa migliorare l’aderenza al trattamento, rispetto alle singole monocomponenti.
Questo può essere particolarmente vero in pazienti anziani con IPB, che spesso già assumono numerosi altri farmaci per altre patologie coesistenti (ipertensione, diabete, ipercolesterolemia, malattie cardiovascolari ecc.).
Sulla base di queste considerazioni la Società Italiana di Urologia (SIU) e l’Associazione Urologi Italiani (AURO.it) ritengono che l’avere a disposizione una formulazione farmaceutica che unisca in un’unica combinazione i due principi attivi possa aiutare l’urologo (così come il medico di medicinagenerale) nell’offrire a una selezionata popolazione di pazienti un’opzione terapeutica che migliori la loro potenziale aderenza al trattamento garantendo maggiormente i benefici clinici attesi. Si tratta dei pazienti a maggior rischio di progressione (con prostatadi dimensioni > 30 cc, PSA > 1.5 ng/ml), già in trattamento con un’associazione estemporanea o non adeguatamente controllati da un terapia con alfalitici, e che spesso, per la presenza di patologie concomitanti, sono pluritrattati con altri farmaci.
fonte:http://prostata-info.blogspot.com