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Gli inganni della mente influiscono sulla salute


Foto: ©photoxpress.com/Victor B

 Se un farmaco funziona o meno, può dipendere dalle nostre convinzioni.
Il nostro atteggiamento o convinzione mentale influisce sui risultati di una qualsiasi azione come, per esempio, prendere un farmaco e se questo farà efficacia o meno


La mente, “mente”. Diceva qualcuno e mai come in questo caso pare sia vero. Secondo uno studio europeo infatti pare che a causa della nostra mente possiamo godere o, al contrario, patire gli effetti di un farmaco, una terapia ecc.

Per esempio, spiegano i ricercatori, se ci aspettiamo che un farmaco per ridurre il dolore faccia effetto perché così siamo convinti o perché lo abbiamo già sperimentato, ecco allora che il farmaco ci darà sollievo. Per converso, se abbiamo un atteggiamento negativo, se siamo pessimisti circa l’effetto è probabile che otterremo quanto desiderato: ossia nessun effetto.

I ricercatori dell’Università di Oxford, coordinati dalla dottoressa Irene Tracey, hanno sottoposto a una serie di test un gruppo di volontari poi suddivisi, a caso, in tre gruppi. Questi sono poi stati informati separatamente su cosa aspettarsi da un determinato antidolorifico.

Poi, ai malcapitati, è stato provocato del dolore per mezzo di calore su una gamba. Durante l’operazione il farmaco antidolorifico veniva somministrato per mezzo di una flebo.

I partecipanti dovevano poi dare un voto all’intensità o meno di dolore provato. Il voto doveva essere compreso in una scala tra 1 e 100.

Il voto iniziale dato dai volontari è stato di 66. Quando però è stato detto loro che il farmaco era entrato in circolo, il voto è sceso a 35. Curiosamente, sulla base di una loro supposizione di trattamento, all’inizio il voto era sceso a 55. Quando invece è stato detto loro che era stata interrotta l’erogazione del farmaco, anche se non era vero, il voto è risalito a 64: come a dire che ora sentivano di nuovo dolore, anche se il farmaco era ancora in circolo.

Ai ricercatori è apparso evidente che l’atteggiamento mentale e psicologico del paziente gioca un ruolo fondamentale nell’efficacia di un farmaco o una terapia. D’altronde l’effetto placebo ne è un classico esempio.

«È fenomenale, è davvero bello. È uno dei migliori analgesici che abbiamo e l'influenza del cervello può aumentare enormemente il suo effetto, o rimuoverlo completamente – dichiara la dottoressa Tracey alla BBC - I medici hanno bisogno di più tempo per i colloqui e per indagare il lato cognitivo della malattia, l’attenzione è sulla fisiologia, non sulla mente, che può essere un vero ostacolo al trattamento».

Già, la mente, l’aspetto psicologico, globale dell’individuo. I medici di un tempo lo sapevano e ci parlavano con i pazienti, anche per molto tempo. Ascoltavano. Oggi, nell’era delle analisi computerizzate, degli esami di laboratorio e compagnia bella, il medico è diventato uno scrivano atto a prescrivere più che a diagnosticare. Peccato. Come sarebbe bello avere meno macchinari e più esseri umani pronti ad ascoltare e comprendere, come per magia, di cosa ha veramente bisogno la persona che si rivolge al medico.

Qualche medico ancora lo fa, per fortuna. Chissà che anche qualcun altro ci ripensi e, invece di scrivere, alzi la testa e inizi ad ascoltare, parlare... e capire.

[lm&sdp]
fonte:http://www3.lastampa.it/benessere/sezioni/medicina/articolo/lstp/389883/

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