lunedì

Colica renale






















Hai fatto i calcoli?
Un dolore acuto, forte e improvviso, localizzato tra basso addome, fianco e schiena. Si sente come una stilettata, un crampo. A volte si uniscono nausea e vomito e il dolore può diffondersi, arrivando all'inguine. È quello che succede, quando un calcolo, un sassolino che si è formato nel nostro corpo, si muove. Potevamo anche averne ignorato l'esistenza fino a quel momento: di colpo ce ne accorgiamo, quando passa dal rene alla vescica, e irrita o addirittura blocca l'apparato urinario. È la classica "colica renale": non necessariamente grave, quasi sempre molto dolorosa. Può essere accompagnata anche da sangue nelle urine, dal bisogno di urinare di frequente o di sentire bruciore nel farlo.




Che cosa fare?
Il primo bisogno è riuscire a ridurre subito il forte dolore. Consultate un medico, che possa prescrivere subito un farmaco contro il dolore e identificarne le origini. Se il calcolo è piccolo, se non ci sono infezioni (spesso segnalate da febbre) od ostruzioni e si riesce a controllare il dolore con farmaci antidolorifici, ci si può curare anche a casa: bisognerà bere almeno 6-8 bicchieri d'acqua al giorno e, rigorosamente su indicazione del medico, assumere farmaci che aiutano a espellere il calcolo.
Se invece i sintomi sono importanti, per esempio ci sono nausea e vomito frequenti o il dolore è intollerabile, può essere necessario il ricovero ospedaliero.
In entrambi i casi sarebbe meglio riuscire a conservare il calcolo, una volta espulso, in modo che possa essere analizzato. Questo aiuta a fare una diagnosi precisa e a stabilire la cura più adatta.
Non sempre i calcoli però ci segnalano la loro presenza in modo così vistoso. A volte non creano alcun tipo di disturbo e vengono scoperti durante una radiografia di controllo. A volte, quelli molto piccoli (meno di 5 mm di diametro), sono espulsi senza creare eccessivi problemi, anche se qualche sintomo c'è sempre; lo stesso vale per la sabbia renale, piccolissimi calcoli delle dimensioni di granelli di sabbia, la cosiddetta "renella", un insieme di fini concrezioni sabbiose o granulari. A volte si sente un dolore sfumato con sensazione di pesantezza nella regione lombare, unito a qualche linea di febbre, disturbi di stomaco e infezioni ricorrenti delle vie urinarie. Attenzione a sintomi di questo tipo, possono essere campanelli d'allarme, prima che arrivi la colica renale vera e propria.





Come si arriva alla diagnosi?
Dopo una colica renale, ma anche al semplice sospetto della presenza di calcoli, ci sono una serie d'esami che il medico o lo specialista ci suggeriranno. Dopo una descrizione accurata dei sintomi, della nostra storia clinica e della eventuale familiarità del disturbo, si passa a una serie di esami diagnostici, che danno informazioni sulla forma e la posizione del calcolo e sulle condizioni di reni e apparato urinario.




  • La radiografia senza mezzo di contrasto è di solito il primo esame. Non è invasivo, è rapido e nella maggior parte dei casi mostra bene il calcolo.
  • L'ecografia addominale è più sensibile, riesce a mettere in evidenza anche i calcoli più piccoli e dà risposte molto velocemente.
  • Se i due esami non riescono a dare allo specialista un quadro preciso e sicuro, allora si ricorre all'urografia con mezzo di contrasto: si usano i raggi X e un farmaco, il mezzo di contrasto, appunto, che viene iniettato in vena e rende più bianchi e quindi più evidenti i calcoli durante la radiografia; il farmaco può dare luogo a reazioni indesiderate, per questo si ricorre a questa tecnica solo se è indispensabile.
  • Infine c'è la tomografia computerizzata spirale, in cui un sottile fascio di raggi X dà una visione trasversale di tutto il corpo: è considerata oggi la tecnica migliore per la diagnosi di calcoli renali, ma è costosa, richiede apparecchiature speciali e personale altamente specializzato e soprattutto espone a una dose elevata di radiazioni.
Servono anche esame del sangue, delle urine e un'urinocoltura, per valutare le condizioni dell'apparato urinario e per capire se ci sono fattori che possano favorire la formazione dei calcoli (per esempio la presenza di un eccesso di acido urico o di calcio).




Come evitare nuovi guai
Dopo aver superato una colica renale, si sa che questa tende a ripresentarsi. Così come, dopo aver scoperto di avere un calcolo, si sa che la colica può sempre arrivare. Come fare allora?
Oltre a tutti i metodi di prevenzione basati su modifiche dello stile di vita, il medico potrà prescrivervi medicinali che possono aiutare a ridurre le dimensioni dei calcoli e a farli magari così passare in modo indolore e farmaci che, in casi specifici, possono prevenire la formazione di nuovi calcoli.




  • Quando i calcoli sono ricchi di calcio, il medico può consigliare diuretici, come l'idroclorotiziade.
  • Se si soffre di calcoli legati a infezioni alle vie urinarie, spesso si ricorre agli antibiotici, dopo aver identificato con precisione la presenza di batteri nelle urine.
  • L'allopurinolo, usato di solito per le persone che soffrono di gotta, riduce la secrezione di acido urico nelle urine e quindi può aiutare quando i calcoli sono formati in prevalenza da questa sostanza.
L'ultima soluzione da considerare, come sempre, è l'intervento chirurgico. È indispensabile discutere con il chirurgo dei rischi, delle potenziali complicazioni e dei benefici certi che il trattamento comporta. L'intervento chirurgico dovrebbe essere preso in considerazione nei casi di urgenza o in quelli in cui gli altri trattamenti, meno invasivi, non hanno funzionato o non sono applicabili.




Perché proprio a me?
Non sono state ancora individuate vere e proprie cause che portano alla formazione dei calcoli, quindi è difficile capire perché una persona soffra di questa malattia e un'altra no. Sono state individuate però alcune condizioni predisponenti:




  • alcuni alimenti, in persone predisposte; per esempio i calcoli di ossalato di calcio possono essere favoriti da spinaci, biete e noci;
  • precedenti in famiglia;
  • alcuni tipi di calcoli, soprattutto nelle donne, hanno un legame con le infezioni alle vie urinarie;
  • ci sono cause anatomiche predisponenti, come un rene malformato o un restringimento anatomico dell'uretere;
  • avere nelle urine una bassa quantità delle sostanze che inibiscono naturalmente la formazione dei calcoli.
Ci sono poi una serie di malattie del metabolismo strettamente legate alla formazione di calcoli nell'apparato urinario, come l'eccesso di calcio nelle urine (ipercalciuria) o l'eccesso di acido urico nelle urine (iperuricosuria).




Occhio a... certi farmaci
Ci sono alcuni farmaci che rappresentano un fattore di rischio per la formazione di calcoli renali, perché possono provocare un aumento della quantità di calcio presente nelle urine. Se li assumete, sentite il vostro medico in proposito. - Alcuni diuretici, come l'acetazolamide, il cui nome commerciale è Diamox.




  • Gli antiacidi che contengono il carbonato di calcio, come Maalox, Neutrolac, Alka Selzer Antiacido, Neutrone San Pellegrino.
  • Gli integratori di calcio e vitamina D: Cacit Vit. D3, Natecal D3 e i vari Calcio Carbonato + Vit. D3 generici.





Ecco come si formano e perché
I calcoli renali sono degli agglomerati duri di cristalli, che si possono formare nei reni o in altre parti delle vie urinarie, quando i sali minerali, contenuti normalmente nelle urine, si separano dal liquido, si uniscono e formano pietruzze dure di dimensioni più o meno grandi. Possono raggiungere anche le dimensioni di una pallina da golf.




  • La concentrazione di sali nelle urine aumenta. Di solito nelle urine ci sono delle sostanze che impediscono la formazione dei cristalli, ma se questo meccanismo s'inceppa o se aumenta la concentrazione dei sali o diminuisce il liquido che li tiene in soluzione, cioè il volume delle urine, allora possono formarsi i calcoli. Nella maggior parte dei casi sono piccoli e percorrono le vie urinarie senza provocare grandi problemi, ma nei casi più difficili le ostruiscono provocando dolore.
  • Diversi, a seconda della composizione. I calcoli renali possono essere diversi, a seconda degli elementi chimici che li formano. La loro diversa composizione determina una terapia e una prevenzione diversa.
I calcoli più comuni, nell'80-85% dei casi, sono quelli formati da ossalato o fosfato di calcio. Sono elementi che assumiamo comunemente nelle nostre diete e sono fondamentali per i nostri muscoli e le nostre ossa. Il problema si pone quando queste sostanze "precipitano", cioè non restano disciolti nelle urine, e danno vita a cristalli.
Ci sono poi calcoli meno frequenti: quelli composti da acido urico (10%), quelli chiamati "di sturvite" o calcoli da infezione, più comuni nelle donne (3%) e quelli, più rari (1%), di cistina.





I numeri. Più diffusi tra gli uomini
I calcoli renali sono un disturbo molto antico (se ne sono trovate tracce in mummie egizie, quindi 7 mila anni fa), ma sono anche una malattia tipica dei paesi industrializzati, legata all'alimentazione molto ricca di proteine animali. Si manifestano soprattutto durante l'estate, quando per il caldo si ha un aumento della concentrazione delle urine (poiché si suda di più e si perdono liquidi in maggior quantità), che può favorirne la formazione. A soffrirne sono in molti, soprattutto gli uomini.




  • 200 sono i nuovi casi all'anno ogni 100 mila abitanti;
  • 5-15% è la percentuale della popolazione che ne soffre;
  • 20-40 anni è l'età in cui si ha la maggior incidenza di calcolosi;
  • 1 su 1000 sono I ricoveri urgenti dovuti a una colica renale;
  • 50% i casi in cui la colica si ripresenta dopo un primo episodio.





Oggi l'operazione è più semplice e tollerabile
Circa una persona ogni dieci si opera. La soluzione chirurgica, quando si hanno i calcoli renali, è necessaria in media per una persona ogni dieci. Ci sono alcune condizioni che possono rendere necessario l'intervento:




  • i calcoli causano un dolore costante, che non passa in 4-6 settimane;
  • sono troppo grandi per essere espulsi da soli;
  • sono posizionati in un luogo difficile;
  • bloccano l'urina;
  • causano sanguinamenti e infezioni alle vie urinarie.
In casi particolari l'intervento deve essere eseguito d'urgenza (per esempio se c'è un'ostruzione renale o dolore intrattabile).
Tre tecniche di intervento. Ci sono diversi tipi d'intervento, da scegliere su consiglio dello specialista, in base alla posizione del calcolo, al numero, alle dimensioni e all'anatomia degli organi che interessa. Fino a venti, trent'anni fa l'intervento chirurgico richiedeva un lungo ricovero, oltre ad essere doloroso. Oggi ci sono metodi alternativi, meno invasivi.




  1. Rompere il calcolo. Nella litotrissia extracorporea a onde d'urto (ESWL) le onde d'urto, attraversando la pelle ed il corpo, colpiscono i calcoli, che si frantumano in particelle e sono facilmente espulsi.
  2. Incidere ed estrarre. Con la nefrolitotomia percutanea il chirurgo fa una piccola incisione sulla schiena e crea un tunnel fino nel rene. Lo specialista, con l'aiuto di uno strumento chiamato nefroscopio, localizza e rimuove il calcolo interamente, senza lasciare residui.
  3. Estrarre senza incisione. Con l'ureteroscopia il chirurgo non incide, ma fa passare l'ureteroscopio, strumento a fibre ottiche, attraverso l'uretra e la vescica, fino all'uretere. Il calcolo è poi rimosso o frantumato, attraverso uno strumento diverso, a seconda delle necessità.





Sintomi da non trascurare. Consulta il medico se...
Ci sono dei segnali che possono far sospettare la presenza di calcoli renali, anche se non c'è ancora stata una vera e propria colica renale. È meglio contattare il dottore ogni volta che:




  • compare un dolore alla schiena o al fianco, ripetuto nel tempo e che non ci si riesce a spiegare in modo plausibile;
  • nella stessa zona sentiamo improvvisamente un dolore acuto e associato a vomito e nausea;
  • il dolore è accompagnato da febbre e brividi;
  • ci si accorge che le urine hanno un colore diverso (tendente al rosa o al rosso) o sono torbide e maleodoranti;
  • si ha spesso lo stimolo di urinare e quando lo si fa si sente bruciore.


Più acqua, meno caffè
La colica renale difficilmente è un episodio isolato. Cosa si può fare per prevenire? È importante parlare chiaramente con il proprio medico, facendosi dare consigli pratici.
fonte:http://www.altroconsumo.it/colica-renale-s272323/nm-newsletter-p250293/prm_id_c/3091.htm