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Genetica e gengiviti. Uno studio ne ha dimostrato la correlazione



I dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità mostrano chiaramente che la gengivite è una patologia molto diffusa che riguarda il 60% degli italiani. Uno studio condotto dall’Università della North Carolina Chapel Hill in collaborazione con Procter & Gamble ha preso in esame per la prima volta la gengivite a livello molecolare con l’obiettivo di ottenere informazioni ulteriori per la prevenzione di questa patologia e per lo studio di nuove cure.

Secondo la ricerca pubblicata sul numero di dicembre della rivista Journal of periondotology, circa il 30% dei geni presenti nell’organismo umano (oltre 9.000) sono in qualche modo coinvolti nel processo di sviluppo della malattia. Allo studio hanno partecipato 14 soggetti sani affetti da una gengivite allo stadio iniziale; dopo la pulizia dei denti, la gengivite è stata indotta in ciascun partecipante allo studio e i partecipanti hanno poi seguito un programma di igiene orale che prevedeva lo spazzolamento dei denti due volte al giorno e l’utilizzo regolare del filo interdentale. I tessuti gengivali sono stati raccolti, quattro settimane dopo l’induzione della gengivite e una settimana dopo aver ripreso il regime di igiene orale con spazzolino e filo interdentale.
I dati dell’espressione genica sono stati analizzati utilizzando la tecnologia gene chip che consente ai ricercatori di individuare i cambiamenti dell’espressione di oltre 30.000 geni. Applicando strumenti bioinformatici genomici avanzati i ricercatori sono stati in grado di identificare i pathway biologici e gli schemi di espressione genica associati alla gengivite.
I ricercatori hanno individuato come siano diversi i percorsi biologici scatenati dall’insorgere e dalla guarigione della gengivite, fra cui quelli associati alla risposta immunitaria, al metabolismo energetico, ai processi neurali, alla vascolarizzazione, alla chemiotassi, alla guarigione delle ferite e al metabolismo degli steroidi.
Come risaputo la placca che si accumula sui denti è dovuta all’eccessivo sviluppo dei batteri che formano un biofilm al di sopra e al di sotto della linea gengivale ed è all’origine delle infezioni alle gengive ma questi biofilm batterici si possono formare anche in altre parti dell’organismo provocando altre tipologie di infezioni (infezioni alle vie urinarie, sinusite). “I risultati dello studio dimostrano che i sintomi clinici della gengivite riflettono complessi cambiamenti nei processi cellulari e molecolari all’interno dell’organismo” - ha dichiarato il Dott. Steven Offenbacher, principale autore dello studio e direttore del Center for Oral and Systemic Diseases presso la UNC School of Dentistry. “Comprendere le migliaia di singoli geni e i molteplici sistemi implicati nella gengivite aiuterà a spiegare esattamente cosa accade nell’organismo di un individuo nelle prime fasi della patologia e come questo si collega al suo stato di salute generale.” 
I ricercatori ritengono che comprendere come l’organismo interagisca con la crescita eccessiva dei batteri nel corso della gengivite possa fornire informazioni utili su molte delle patologie associate ai biofilm. “I dati generati dallo studio saranno fondamentali per mettere a punto nuovi approcci al trattamento della gengivite” - ha dichiarato la Dott.ssa Leslie Winston, coautrice dello studio e Direttrice delle Relazioni Professionali e Scientifiche di P&G Oral Care. “Prevediamo di svolgere ulteriori ricerche per identificare i biomarker della patologia gengivale negli individui a rischio con l’auspicio che ciò porti a nuove e più avanzate opzioni di trattamento e a nuove misure preventive.”
La migliore prevenzione per le gengiviti è una corretta igiene orale quotidiana almeno due volte al giorno meglio se con l’uso di spazzolino elettrico in grado di rimuovere una maggiore quantità di placca responsabile delle infezioni , l’uso regolare del colluttorio e una pulizia professionale dei denti semestrale.


fonte:http://www.ildentale.it/notizia.aspx?id=752