martedì

Valvole aortiche transcatetere




La stenosi calcifica è una patologia degenerativa della valvola aortica che colpisce principalmente la settima e ottava decade di età e che comporta la progressiva calcificazione delle cuspidi valvolari limitandone sempre più l'escursione sino a costituire un vero e proprio ostacolo all'efflusso ematico dal cuore all'aorta. Col crescente invecchiamento della popolazione l'incidenza della stenosi aortica è in costante aumento. I pazienti afflitti da questa patologia, una volta diventati sintomatici, vanno incontro a un rapido decadimento della qualità di vita, sino ad arrivare, dopo continui ricoveri, a esito certo in un lasso di tempo che va dai 2 ai 5 anni dall'esordio dei primi sintomi.



Il trattamento di prima scelta per questi pazienti è costituito dall'intervento di sostituzione valvolare aortica attraverso una sternotomia mediana e in circolazione extracorporea i cui risultati anche a lungo termine sono stati validati universalmente. Con l'intervento chirurgico, qualità di vita e prognosi dei malati migliora drasticamente. Sfortunatamente una parte non trascurabile dei pazienti affetti da stenosi artica non può accedere a questo tipo di intervento la cui invasività risulta loro intollerabile a causa della coesistenza di altra patologie tipiche dell'invecchiamento quali l'insufficienza renale, la patologia cerebrovascolare ischemica cronica, la patologia polmonare cronica ostruttiva ecc.

Per questa consistente fetta di pazienti, altrimenti destinata a esito certo in pochi mesi, è stata messa a punto nei primi anni del nuovo millennio una tecnica mininvasiva che consiste nell'impianto di una valvola aortica biologica all'interno della valvola nativa attraverso una piccola incisione praticata o all'inguine o nella parete anteriore dell'emitorace sinistro a volte anche a paziente sveglio. Questo consente di evitare l'intervento tradizionale che comporta la sternotomia mediana, l'utilizzo della circolazione extracorporea e l'arresto del cuore.

Questo tipo di valvola costituita da materiale biologico è ancorata a uno stent di supporto e viene montata chiusa su appositi cateteri attorno a un pallone espandibile in grado di avanzare all'interno del sistema arterioso umano sotto guida radiologica. Esistono due tipi di intervento a seconda della via di accesso utilizzata per l'impianto di questa protesi: l'approccio transfemorale e l'approccio transapicale.

Nel primo caso viene praticata una piccola incisione di circa 6-8 cm all'inguine dove viene isolata l'arteria femorale che viene utilizzata come accesso per l'inserimento dl catetere che monta la valvola. Sotto guida radiologica il catetere viene fatto avanzare attraverso l'aorta addominale e l'aorta toracica sino all'aorta ascendente e alla radice aortica dove viene rilasciata gonfiando il pallone su cui è montata. Il paziente viene accuratamente monitorato e l'intervento può essere praticato anche in anestesia locale a paziente sveglio.

In caso il malato abbia delle ostruzioni a livello delle arterie periferiche o queste non siano di dimensioni adeguate ad introdurre il catetere, viene scelto l'approccio transapicale in cui, mediante una piccola incisione di circa 10 cm nella parete anteriore dell'emitorace sinistro, la valvola viene fatta avanzare sempre sotto guida radioscopica, attraverso una puntura diretta dell'apice del cuore, mentre la procedura viene monitorata anche attraverso una ecografia trans-sofagea.

Grazie alla mininvasività di questa tecnologia il malato nella maggior parte dei casi può essere trasferito immediatamente in un reparto di degenza ordinaria cardiologica o cardiochirurgica e dimesso in tempi più brevi rispetto a quelli dell'intervento tradizionale.

L'intervento viene portato a termine da una equipe multidisciplinare composta da diversi specialisti: cardiologi, cardiochirurghi ed anestesisti il cui delicato lavoro comincia dall'importantissimo processo di selezione dei malati candidati alla procedura. Questa infatti è destinata a pazienti affetti da stenosi aortica severa ma considerati a rischio troppo elevato per un intervento tradizionale.Il rischio operatorio viene definito attraverso sistemi di codifica validati a livello mondiale e la procedura viene riservata a pazienti che totalizzano uno score di rischio superiore a un cut-off stabilito a livello internazionale. L'equipe quindi sottopone il paziente a un serie di accertamenti diagnostici e infine si riunisce al fine di valutare l'eventuale idoneità del paziente alla procedura e scegliere la via di accesso più adeguata.

Questa tecnica, messa a punto all'inizio degli anni 2000, è stata applicata in circa mille pazienti in tutto il mondo tra il 2000 e il 2008; attualmente in Italia è utilizzata in circa 10 centri cardiochirurgici sui 108 presenti nel territorio nazionale. I risultati a breve termine sembrano promettenti ma quelli a medio e lungo termine sono tutti ancora da definire e per tale motivo l'intervento chirurgico tradizionale rimane il trattamento di prima scelta per i malati affetti da stenosi aortica severa. Solo il tempo ci potrà dire se questa tecnica potrà realmente costituire una valida alternativa alla sostituzione valvolare chirurgica.

fonte:http://www.ao.pr.it/cura/articoli/Cardiochirurgia/Valvole-aortiche-transcatetere%20.htm