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Come riconoscere il virus H1N1 nei bambini e cosa fare per gestire la malattia.

L'invito a non recarsi subito all'ospedale

Sintomi, vaccinazioni, pronto soccorso

Il vademecum dei pediatri sull'influenza A

Sintomi, vaccinazioni, pronto soccorso Il vademecum dei pediatri sull'influenza A

TORINO - Come riconoscere l'influenza A/H1N1 in un bimbo, come gestire la malattia, qual è la migliore terapia, quando è necessaria la vaccinazione. A queste domande, e a molte altre, provano a rispondere gli specialisti della Società italiana di pediatria e di alcune associazioni scientifiche collegate come gli infettivologi e gli esperti in Urgenza pediatrica. Il documento, una sorta di vademecum con le lineee guida su come comportarsi, è stato presentato nei giorni scorsi al Ministero alla Salute e ai diversi assessorati regionali.



IL DOCUMENTO DEI PEDIATRI

Il documento si apre con la premessa che saranno i bambini i più esposti al rischio di contrarre l'influenza. "Un massiccio afflusso di minori al pronto soccorso in seguito ad una pandemia - spiega il professor Angelo Tovo, presidente degli infettivologi pediatrici - è prevedibile tenendo conto che durante la stagione invernale un bambino di 2-3 anni di solito manifesta sei episodi con sintomi del tutto sovrapponibili alla diagnosi di influenza A".

In questo scenario, il presidente dei pediatri italiani Pasquale Di Pietro ricorda la funzione di filtro che potranno fare gli specialisti, mettendo in guardia i genitori dal correre subito in ospedale: "In una fase epidemica, il Pronto soccorso di un ospedale pediatrico costituisce il luogo di maggiore potenziale pericolo per il contagio". Un altro consiglio che arriva dai pediatri è quello di non avere fretta. "I virus influenzali - continua Tovo - tendono a replicarsi più a lungo nel bambino e non ci sono dati certi sulla durata dell'eliminazione del nuovo A/H1N1. Un minore che ha avuto l'influenza non dovrebbe tornare all'asilo o a scuola prima che siano trascorsi sette giorni dall'inizio dei sintomi".

Nel documento della Società si analizza la terapia antivirale: il nuovo virus risulta sensibile agli inibitori della neuroaminidasi. I due farmaci individuati, l'Oseltamivir (Tamiflu) e lo Zanamivir (Relenza), risultano efficaci il primo per i bambini da un anno in su, il secondo per quelli sopra i sei anni. I pediatri ricordano che la terapia va somministrata entro 48 ore dalla comparsa dai sintomi per garantirne l'efficacia. La durata della terapia, secondo quanto accertato dagli ultimi studi internazionali, deve essere di almeno 5 giorni anche se alcuni specialisti consigliano di sospendere il trattamento 48 ore dopo la scomparsa dei sintomi. Nei casi gravi appare ragionevole, sempre secondo quanto accertato dagli studi, continuare la somministrazione del farmaco fino al miglioramento del quadro clinico. L'eliminazione del virus sembra certa a quattro giorni dall'inizio della terapia ma non ci sono ancora dati certi. Il documento presenta anche una serie di tabelle con le dosi consigliate per fasce di età.

Per quanto riguarda le vaccinazioni, i pediatri confermano che la priorità va data ai bambini con età compresa tra i 6 mesi e i 4 anni inclusi, ai minori nella fascia tra i 5 e i 18 anni, a tutti i soggetti sotto i 18 anni a rischio e alle persone che hanno contatti streti (caregivers) con neonati sotto i sei mesi. Un ultimo consiglio riguarda i dubbi sulla doppia vaccinazione. Sempre secondo il professor Pier Angelo Tovo, "le due vaccinazioni, cioè quella per l'influenza A e quella stagionale, sono indipendenti e vanno fatte entrambe. Unica avvertenza praticarle non sullo stesso braccio".

di DAVIDE BANFO
fonte:http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/cronaca/nuova-influenza-4/pediatra-torino/pediatra-torino.html