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Medicina rigenerativa per ricostruire il corpo

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Si chiama medicina rigenerativa



, ed è la nuova frontiera della cura di lesioni di vario genere. «L'utilizzo di emocomponenti ad uso topico è mirato per determinate patologie, diverse dalle classiche malattie ematologiche» sottolinea Umberto Bodini, direttore dell'unità operativa immunotrasfusionale. «Questo nuovo capitolo inizia nel 1998, quando un chirurgo maxillo-facciale scoprì che aggiungendo dei concentrati piastrinici le ossa si riparavano più in fretta.
Le piastrine, infatti, sono emocomponenti che contengono dei fattori di crescita, cioè proteine che aiutano o accelerano i processi di riparazione di ossa e tessuti. Quindi mettendo questi fattori di crescita su tessuti danneggiati per diversi motivi, essi ne stimolano una più rapida riparazione».

In quali campi può avere applicazione tale tecnica? «Dal 1998 si è iniziato a fare sperimentazioni in merito, in diverse direzioni. Per questo proprio a Cremona, nei giorni scorsi, abbiamo realizzato un convegno che era proprio incentrato su questo tema, in una logica di multidisciplinarietà: hanno infatti partecipato numerosi specialisti delle più diverse branche della medicina. Con queste importanti caratteristiche il gel piastrino trova così applicazione dalle ferite chirurgiche, alle ulcere diadiabetiche, alle distruzioni ossee, alle lesioni tendinee. C'è poi uno sbocco particolare: quello della chirurgia estetica, come filler anti-rughe, as esempio. Al convegno hanno preso parte tutti gli specialisti del settore, e si è parlato di come viene realizzato questo gel, a come può beneficiare nelle varie discipline. Dalla scoperta di questo straordinario potenziale del gel piastrinico molta è stata la sperimentazione, senza mai arrivare alla definizione di procedure standardizzate. Il convegno sarà quindi un’ottima occasione per fare il punto su questa tematica. La società scientifica dei servizi trasfusionali ha creato dei gruppi di lavoro aperti per mettere a fuoco le problematiche, e arrivare a lavorare partendo dalle stesse basi».

Parliamo dell'applicazione nella chirurgia estetica... «Quello della chirurgiaestetica p una novità importante. Si è visto che l'inoculazione sottocutanea di questi concentrati piastrinici funziona sia da riempimento. Il bello è che non solo riempie zone del corpo depresse, ma riesce anche a stimolare le cellule di supporto del tessuto interessato, mantenendolo più tonico. Inoltre tale tecnica ha il grosso vantaggio che essendo materiale autologo non si rischiano problemi di ipersensibilità o allergie. Sempre nel campo dell'estetica si può migliorare molto anche la situazione delle cicatrici. Esistono poi anche frontiere ancora più elevate in questo settore, come l'utilizzo combinato di fattori di crescita e tessuto adiposo, che contiene cellule staminali, e quindi porta a risultati ancora migliore». Parliamo dell'utilizzo dei fattori di crescita in altri ambiti... «Ad esempio in ortopedia s può utilizzare per l'infiltrazione in tessuti danneggiati. Oppure può essere utilizzato in certi tipi di ferite o nell'ambito di interventi in cui viene asportato un tumore osseo, che lasciano quindi dei buchi. Sulle piaghe invece può essere applicato come una pomata».

Qual è l'uso che ne viene fatto presso l'ospedale di Cremona? Presso il servizio di immunoematologia e medicina trasfusionale dell’Ospedale di Cremona, il gel piastrino preparato trova utilizzo nelle riparazioni dei tendini e delle grandi articolazioni della spalla presso l’unità di ortopedia. Al concentrato piastrinico, ottenuto dal sangue, vengono aggiunti degli attivatori (calciogluconato, trombina) per ottenere il gel piastrinico, solo così le piastrine possono liberare i fattori di crescita che permettono la riparazione di ossa, tessuti e cellule dell’epidermide. Il concentrato leucopiastrinico (questo il nome perché oltre alle piastrine sono contenuti anche globuli bianchi che hanno proprietà antinfiammatorie) viene direttamente infiltrato nelle zone da trattare. Abbiamo avuto in passato qualche difficoltà a lavorare con il settore del piede diabetico, ma stiamo attivando anche con loro un dialogo. Inoltre abbiamo avuto richieste da alcuni dentisti per utilizzare il gel nell'implantologia, e infine abbiamo collaborato con qualche struttura per anziani, che utilizzano il gel nella cura delle piaghe da decubito».

Parliamo della preparazione? «La facciamo noi. Solitamente si utilizza sangue autologo, che è il più sicuro. In certi casi, però, quando il paziente ha problemi con i prelievi, si tende a utilizzare il sangue omologo, ossia di un donatore. Si utilizzano due diversi metodi: quando ne serve poco è sufficiente una provetta, se invece occorrono quantità di gel più elevate, perché le ferite sono estese o perché si devono fare più applicazioni, utilizziamo prelievi più consistenti, fatti in sacca».

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