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Biologici, i farmaci del futuro contro le metastasi


Sono però molto costosi e vanno usati solo in casi specifici

Colpiscono solo le cellule cancerose e hanno già dato risultati nei tumori gastrointestinali e di testa e collo


MILANO - I farmaci biologici sono la nuova frontiera dei trattamenti anticancro? Sono molecole dotate di azione mirata: maggiore efficacia, minore tossicità. Ma sono medicinali molto costosi, che possono incidere pesantemente sui bilanci sanitari. Negli ultimi anni, l’avvento delle cosiddette «target therapies» ha inciso in modo sostanziale sulle possibilità di cura di molteplici tipi di neoplasie. Soprattutto per i tumori giunti in fasemetastatica, alcuni dei risultati più promettenti sono stati conseguiti nell’ambito di due patologie oncologiche: i carcinomi del distretto cervico-facciale e quelli del tratto gastroenterico (colon-retto, fegato, pancreas). Di queste molecole, però, molto rimane ancora da scoprire e, soprattutto, è necessario valutare le possibilità di un loro utilizzo su larga scala a fronte degli elevati prezzi, che ad oggi li rendono accessibili in alcune regioni italiane più che in altre. «Per le neoplasie metastatiche – spiega Paolo Foa, direttore del Dipartimento di oncologia dell’Ospedale San Paolo di Milano, che nei giorni scorsi ha organizzato un convegno sull’argomento - ancora oggi il cardine delle cure è costituito dalla chemioterapia, spesso efficace, ma anche gravata a volte da rilevanti effetti collaterali. Si stanno tuttavia sempre più affermando i farmaci biologici, o a bersaglio molecolare, cioè in grado di attaccare il tumore in modo selettivo risparmiando i tessuti non coinvolti dalla malattia (da cui il nome di target therapy, ndr)». I ricercatori sono impegnati a individuare strategie che consentano di sfruttare al meglio le potenzialità di questi nuovi medicinali e di riconoscere i casi in cui risultano più indicati.

TESTA E COLLO, COLON, FEGATO - «Per quanto riguarda i tumori della testa e del collo, che in Italia hanno un’incidenza di circa 10mila nuovi casi per anno - prosegue Foa – la recente disponibilità di un biofarmaco, il cetuximab ha sostanzialmente migliorato le possibilità di cura sia nella malattia metastatica che in quella localmente avanzata». Cetuximab è un anticorpo monoclonale che agisce bloccando i meccanismi di crescita del tumore, già dimostratosi efficace anche contro i carcinomi del colon-retto. Ci sono poi delle novità in fase sperimentazione clinica: panitumumab, un anticorpo monoclonale con meccanismo di azione simile a cetuximab, e cilengitide, una molecola del tutto innovativa. Un altro ambito in cui i farmaci biologici sono risultati particolarmente attivi è quello dei tumori intestinali, che in Italia contano circa 40mila nuovi casi ogni anno. «Per questo tipo di neoplasia – sottolinea Francesco Di Costanzo, responsabile dell’oncologia medica all'ospedale Careggi di Firenze – abbiamo assistito ad una vera esplosione di nuovi medicinali, in grado di colpire sia la cellula tumorale che i vasi sanguigni che le portano il nutrimento indispensabile. Ciò ha consentito di raddoppiare la aspettativa di vita dei pazienti colpiti da malattia metastatica già al momento della diagnosi e di aumentare le possibilità di impiego della chirurgia nei casi in cui il cancro coinvolge anche il fegato». Anche per l’epatocarcinoma, un tipo di tumore frequente (circa 12mila nuovi casi annui in Italia) e collegato alla cirrosi epatica, le prospettive sono cambiate. «Sorafenib – dice il primario di ematologia e oncologia all’Istituto Humanitas di Milano, Armando Santoro – ha aperto un nuovo spiraglio di trattamento per una patologia scarsamente sensibile alle chemioterapie convenzionali, determinando per la prima volta un miglioramento della sopravvivenza nella malattia in fase avanzata. Ciò costituisce una premessa incoraggiante per l’ impiego di sorafenib anche in stadi più iniziali di malattia».

IL LIMITE: COSTI ELEVATI – E se col tempo è stato constatato che anche questa categoria di farmaci non è comunque priva di effetti collaterali, si stanno studiando le modalità per migliorarne l’efficacia e limitarne la tossicità. Ma per ampliare l’utilizzo e la sperimentazione delle target therapies rimane un problema di fondo: il loro costo estremamente elevato. E’ dunque fondamentale investire nella ricerca per imparare a conoscere meglio come agiscono ed evitarne un utilizzo inappropriato, che può portare a costi pesanti e scarsi benefici. «La sostenibilità della spesa determinata da queste molecole innovative è un problema non solo italiano, ma comune a tutti i sistemi sanitari, europei e anche nord-americani – conclude Filippo De Braud, responsabile del tavolo oncologico dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e direttore della Divisione di farmacologia clinica all’Istituto europeo di oncologia –. Sarà certamente importante disporre di indagini in grado di poter individuare in anticipo i soggetti con una neoplasia più responsiva alla terapia. Il che consentirà di impiegare queste cure solo se è previsto un beneficio clinico rilevante, impedendone un impiego indiscriminato».

Vera Martinella
fonte:http://www.corriere.it