giovedì

Terapie intelligenti per sconfiggere i tumori del sangue


Sono malattie potenzialmente incurabili e in crescita a livello mondiale. Ma una svolta arriva dai farmaci biologici o target

Passi avanti nella ricerca contro i tumori del sangue, una patologia in aumento in tutto il mondo. Con 12 mila nuovi casi ogni anno in Italia, il Linfoma Non- Hodgkin (Lnh) potrebbe diventare tra vent’anni la neoplasia più diffusa. Sono dati emersi al Meeting educazionale Post-Ash, patrocinato dalla Società italiana di Ematologia e ispirato al più importante congresso mondiale di ematologia, quello dell’American society of hematology (Ash). I farmaci biologici, o target, come gli anticorpi monoclonali, rappresentano una svolta nella terapia: colpendo con precisione solo le cellule malate senza danneggiare quelle sane, costituiscono realtà importanti per i pazienti. Tra questi, rituximab si conferma lo standard terapeutico per il trattamento dell’Lnh. Nuovi dati significativi sono stati riportati nella terapia di mantenimento dell’Lnh follicolare indolente. In particolare, i risultati di follow-up a sei anni di uno studio condotto da un gruppo di esperti dell’Organizzazione europea per la ricerca e il trattamento del cancro (Eorct), hanno dimostrato che i pazienti con Lnh follicolare indolente ricaduto che ricevono terapia di mantenimento con rituximab hanno una sopravvivenza libera da progressione della malattia tre volte superiore rispetto ai pazienti che non ricevono terapia di mantenimento con rituximab (3,7 anni contro 1,3 anni). 

«Il linfoma Non-Hodgkin colpisce prevalentemente gli adulti in una fascia di età compresa tra i 45 e i 70 anni. Il 55% delle diagnosi sono di tipo “aggressivo” o a crescita rapida; il 45% invece sono forme “indolenti”, a sviluppo lento», spiega il professor Angelo M. Carella, direttore della Divisione di Ematologia del San Martino di Genova. «Oggi la terapia si è avvantaggiata dell’introduzione del rituximab in associazione con la chemioterapia e, recentemente, una svolta di grande rilievo è stata data dalla terapia di mantenimento». «Il rituximab si è dimostrato anche il farmaco ideale nel trattamento della leucemia linfatica cronica (Llc)», interviene Pier Luigi Zinzani, professore associato di Ematologia all’Università di Bologna. «I risultati dello studio Cll-8 si aggiungono a evidenze scientifiche crescenti, che sottolineano il ruolo di primo piano che rituximab rivestirà nella gestione di questa patologia, che rimane a oggi una malattia potenzialmente fatale e incurabile. 

Sulla base di questi risultati possiamo affermare che questo tipo di trattamento ha aperto nuove frontiere nell’approccio terapeutico, migliorando la qualità di vita e l’aspettativa di vita del paziente». Per garantire il migliore trattamento del paziente bisogna considerare le implicazioni spesso correlate alle terapie di prima linea: un esempio significativo è l’anemia chemio-indotta, che nel 50% dei casi non viene trattata. È dunque importante adottare terapie di supporto quali per esempio gli agenti stimolanti l’eritropoiesi, come l’eritropoietina beta. Questo tipo di approccio consente di migliorare il quadro generale del paziente e garantire l’adesione al trattamento farmacologico.

ELEONORA GRASSI
fonte:www.lastampa.it