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Dalla ricerca le armi contro i linfomi


NASCONO NEL SISTEMA linfatico. E sono in continuo aumento. Si chiamano linfomi non Hodgkin, colpiscono prevalentemente gli adulti tra i quarantacinque e i settant’anni e si manifestano in forme diverse. Per fortuna, i trattamenti si fanno sempre più effi caci, anche nelle forme maggiormente maligne. E’ un invito alla speranza, pur nella complessità di patologie gravi, quello che emerge dal convegno “Post-Ash”, che si chiude oggi a Genova. La tre giorni di lavori coinvolge esperti di tutta Italia e trae il suo nome dal Congresso della Società Americana di Ematologia, che ha offerto importanti novità scientifiche.


“I linfomi sono tumori maligni che originano nel sistema linfatico – spiega Angelo Michele Carella, Direttore della Divisione di Ematologia dell’Ospedale San Martino di Genova, Presidente del Congresso insieme a Pier Luigi Zinzani di Bologna -. Questo è formato da una complessa rete di organi, costituita da vasi linfatici, linfonodi e altri organi tra cui midollo osseo, timo, milza, appendice, tonsille. La “linfa” che scorre nel sistema linfatico trasporta in tutto il corpo sostanze nutritive, sostanze di scarto e globuli bianchi detti linfociti che hanno una funzione di difesa contro agenti estranei all’organismo. Quando i linfociti diventano neoplastici e possono accumularsi nei linfonodi e dare così origine a questi tumori.

Il 55 per cento delle diagnosi sono di tipo “aggressivo” o a crescita rapida, le altre sono invece legate a forme “indolenti”, a sviluppo lento. Oggi i farmaci biologici o ‘target’ colpiscono con precisione solo le cellule malate senza danneggiare quelle sane – fa sapere Carella -. Un esempio è rituximab, il primo anticorpo monoclonale ad essere utilizzato per il trattamento dei linfomi, che ha rivoluzionato il trattamento di tali malattie e ultimamente sta dimostrando benefici anche nella leucemia linfatica cronica.

Nei linfomi Non-Hodgkin di tipo “aggressivo”, che sono notoriamente caratterizzati da una rapida moltiplicazione delle cellule tumorali, l’associazione tra rituximab e chemioterapia ha determinato un netto incremento della risposta rispetto alla sola chemioterapia e un aumento della durata della risposta con incremento dei pazienti che guariscono, con tossicità ridotta. Anche la leucemia linfatica cronica (la forma più comune di leucemia negli adulti, che rappresenta il 25-30 per cento di tutte le leucemie) sta rispondendo in maniera importante alla combinazione rituximab/ chemioterapia che determina benefi ci concreti nella maggioranza dei pazienti.

Infine i pazienti con linfoma di Hodgkin hanno ottenuto un grande giovamento grazie ai nuovi farmaci, all’ottimizzazione di dosi e cicli di chemioterapia e ad un minor ricorso alla radioterapia, con una diminuzione degli effetti collaterali ad essa legati. Infi ne altri nuovi principi attivi, come bortezomib e lenalinomide, impiegati nel trattamento del mieloma stanno offrendo risposte signifi cative in queste patologie».
fonte:ilsecoloxix.ilsole24ore.com