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DA TEMPO I POLIFENOLI SONO STUDIATI PER LE LORO PROPRIETÀ ANTIOSSIDANTI



Tè verde, benefico ma non sempre
Gli estratti della pianta e i prodotti concentrati bloccano l’azione del bortezomib nei malati di mieloma multiplo«Naturale» non è sempre sinonimo di innocuo. Lo rammentano gli ultimi studi sul tè verde, un’erba da tempo nota per le sue proprietà antiossidanti e per questo valutata come antitumorale nei laboratori di mezzo mondo e assunta da molti malati per frenare la malattia e migliorare la risposta alle cure. Alcuni componenti del tè verde, invece, proprio per la loro attività farmacologica possono ostacolare l’azione dei farmaci, come ha dimostrato una ricerca condotta dalla University of South California sul bortezomib (o Velcade), un anticorpo monoclonale usato contro il mieloma multiplo.
INTERAZIONI IMPREVEDIBILI – Non se lo aspettavano. Gli esperti americani stavano studiando l’abbinamento di bortezomib e Egcg (epigallocatechina gallata), una sostanza chimica presente nel tè verde che ha già dimostrato di frenare lo sviluppo di varie forme di tumore, di inibire la crescita dei nuovi vasi sanguigni che nutrono la malattia, di ridurre il danno cellulare e di potenziare l’effetto di alcuni farmaci anticancro. «La nostra ipotesi era che l’estratto di tè verde o l’Egcg avrebbero potenziato l’effetto antitumorale del Velcade e che dalla loro combinazione avremmo ottenuto un trattamento migliore» ha spiegato Axel Schontal, professore di microbiologia e immunologia presso l’università californiana. Invece, come hanno raccontato i ricercatori sulla rivista Blood, sia in provetta sia su animali da laboratorio, le molecole di Egcg si sono legate alle molecole del farmaco, impedendo ad esse di legarsi a loro volta alle cellule tumorali e di danneggiarle.

EVITARE PRODOTTI CONCENTRATI - Impossibile verificare i risultati su pazienti, dato che sarebbe contrario all’etica somministrare un composto con tutta probabilità dannoso a persone che si stanno curando. Ma ce n’è abbastanza per trarre delle conclusioni immediate, ribadiscono gli autori dello studio: «I malati che stanno seguendo una terapia con Velcade devono evitare il tè verde e in particolare i prodotti concentrati reperibili come integratori naturali. E’ importante che lo sappiano anche i medici che somministrano bortezomib ai loro pazienti». Non solo, avvertono ancora i ricercatori: «Un malato che assume concentrato di tè verde per ridurre gli effetti collaterali della terapia potrebbe pensare che funziona, perché si sente meglio, in realtà è semplicemente perché il farmaco non sta agendo affatto».

NUOVI FARMACI - Non è sorpresa dei risultati Francesca Patriarca, della Clinica ematologica dell’Azienda ospedaliero-universitaria Santa Maria della Misericordia di Udine. «Sappiamo che le nuove molecole per il mieloma multiplo, come il bortezomib, hanno un meccanismo che interagisce non soltanto con le cellule tumorali, ma con l’intero microambiente tumorale, all’interno del quale i prodotti naturali come il tè verde possono creare interferenze inattese».

CAUTELE CON LE CURE NATURALI - Cosa consigliare allora ai pazienti in cura che cercano un aiuto dalle cure dolci? «Alcuni malati ce lo chiedono: "Posso prendere prodotti di erboristeria?". Generalmente tendiamo a dire no durante la chemioterapia, a non incoraggiare questo tipo di atteggiamento empirico – risponde Francesca Patriarca -. E’ una cautela doverosa, nel pieno rispetto della medicina naturale, proprio perché sappiamo che non si tratta di sostanze neutre, ma di prodotti attivi che d’altra parte in tutta la storia della medicina e dell’oncologia hanno dimostrato di poter diventare veri e propri farmaci. Possono quindi essere utili ma anche dannose, e per il momento se ne sa troppo poco».

STUDI SUL BORTEZOMIB - Il Velcade al momento è registrato per i pazienti colpiti da mieloma multiplo e ricaduti dopo almeno una linea di terapia, ma è oggetto di varie ricerche che potrebbero presto espanderne le indicazioni. Spiega Francesca Patriarca: «Studi già molto avanzati dicono che è attivo e efficace anche in pazienti alla diagnosi, sia nel paziente giovane che viene indirizzato al trapianto autologo, come terapia di induzione, sia nell’anziano insieme ad altri chemioterapici convenzionali, come melphalan e prednisone. Inoltre sta dimostrando una certa attività anche contro i linfomi».
Donatella Barus (Fondazione Veronesi)
fonte:www.corriere.it