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Appendicite: non sottovalutiamo i diversi sintomi


Potrebbe essere il prezzo che noi occidentali siamo costretti a pagare a causa di diete elaborate e, quasi sempre troppo abbondanti, del resto, i dati lo confermano, in Europa, 7 persone su 100 si ammalano di appendicite, nella sola Italia ogni anno si effettuano da 30 ai 40.000 interventi di appendicectomia, ovvero l’asportazione chirurgica dell’appendice, in America sono circa 200.000; in Africa e in Asia, dove le diete sono di tutt’altro tenore, l’appendicite è pressocchè sconosciuta.
Anatomicamente parlando, l’appendice, si presenta come un piccolo tubo non più lungo di 10 centimetri e molto stretto, se si pensi che non supera i 10 mm. con la caratteristica di posizionarsi in modo diverso a seconda dell’individuo e rappresentando la parte finale dell’intestino crasso. Il tessuto linfatico che entra nella costituzione dell’appendice ha fatto propendere, che l’organo in questione, possa assolvere al ruolo di filtro, quest’ultima funzione è quella che poi rappresenta il grosso limite dell’appendice stessa, visto che, filtrando, si infiamma al punto che, a volte, deve essere tolta d’urgenza.
La probabilità di soffrire di appendicite è alta nell’individuo con un’età compresa fra i 15 e i 25 anni, al punto che 1 persona su 5 si ammala di questa patologia; superati i 20 anni, l’incidenza si abbassa, tantè che è riferita ad un individuo su 10 .
Ma come ci si accorge di soffrire di appendicite?
Bisogna premettere che parliamo di una affezione che, nella peggiore delle ipotesi, si risolve con un semplice intervento chirurgico, quasi sempre, senza alcuna complicanza. Ma attenzione, non sottovalutiamo mai i sintomi che questo piccolo organo interno ci invia, perché quando l’appendice si infiamma seriamente, il rischio di giungere ad una perforazione della stessa e conseguente peritonite, con rischio anche della vita, è concreto.
Oltretutto, anche per un medico esperto, il corollario e la genericità dei sintomi di un’appendicite, a volte, finiscono per creare anche qualche dubbio diagnostico. In linea di massima, il paziente affetto da una forma di appendicite lamenta dolore epigastrico che tende a spostarsi in basso a destra dell’ombelico, il tutto, spesso, accompagnato da nausea, fino al vomito, a questo punto il dolore può divenire più serio e, soprattutto persistente, acuendosi ogni qualvolta il paziente si muova, tossisca o cammini, trovando sollievo, relativo, in posizione distesa, sul letto.
A seconda dello stato di infiammazione dell’appendice, il dolore potrebbe farsi molto più forte, con vere e proprie fitte che divengono sempre più insopportabili, oltretutto non è raro il caso in cui l’irradiazione algica si sposti a tutto l’addome, estendendosi in basso fino alla coscia, così violentemente da essere persino scambiato per una colica renale. Il vomito, la febbre ,che a volte accompagnano il tutto, l’assenza di movimenti intestinali fanno propendere il medico per un ricovero immediato, seguito, quasi sempre, dall’intervento vero e proprio di appendicectomia, non prima di avere eseguito importanti indagini di laboratorio che confermino, o meno, la diagnosi di appendicite acuta.
Evitando tutte le fasi diagnostiche che conducono il medico alla diagnosi, va ricordato che il rischio di complicanze, anche molto serie, è alto nei bambini con meno di 10 anni d’età, al punto che un bambino su 2 rischia la perforazione a 5 anni. In generale la complicazione più temibile, ovvero, la perforazione dell’appendice, avviene entro 24 ore, in certi casi, soprattutto nei bambini, anche nelle prime 12 ore, dai primi sintomi. Da qui si evince che la tempestività della diagnosi e della cura risulta quanto mai fondamentale, se solo si pensi che, in presenza di una peritonite, nei bambini, il rischio di morire è alto, potendo raggiungere anche il 5% .
Insomma, il consiglio è sempre quello di non fare mai autodiagnosi di un’appendicite, semmai il suggerimento è quello di affidarsi, sempre, ad una accurata visita medica, così come è assolutamente “vietato” assumere farmaci, senza prima aver consultato un medico, per cercare di curare la patologia o, ancor peggio, mitigare il dolore; il rischio è quello di mascherare i sintomi di un’appendicite, ritardandone la cura, il che è molto, molto, pericoloso!
Nelle donne, dove l’incidenza di ammalarsi di appendicite è quasi uguale a quanto avviene negli uomini, sarebbe utile considerare diversi fattori di rischio in più, rispetto all’altro sesso per esempio, sapere che l’appendice può infiammarsi in concomitanza del ciclo mestruale, così come, eventuali complicanze dell’appendicite stessa, in taluni casi, potrebbero provocare sterilità, motivo più che valido per sottoporsi ad intervento chirurgico senza aspettare una appendicite acuta.
Grande attenzione va prestata all’appendice in gravidanza, considerando questa condizione non un rischio per sviluppare un’appendicite, semmai nel confondere i sintomi che portano alla diagnosi dell’infiammazione vera e propria.
E, particolare cura, va prestata nell’anziano, laddove, a causa di una sintomatologia più confusa, rispetto al giovane, associata ad un più elevato rischio di perforazione, dovrebbero far propendere i parenti o il paziente stesso, a rivolgersi al medico, in presenza anche di sintomi sfumati e, apparentemente di poco conto, che potrebbero però far pensare ad un’appendicite “silente”. Insomma, nell’anziano, l’anoressia, ovvero la totale perdita dell’appetito, la nausea, spesso riferita ad altre cause, non escluse quelle dovute all’assunzione di diversi farmaci per multipatologie della terza età, un dolore sfumato in sede gastro-intestinale, soprattutto frequente, sono elementi più che sufficienti per rivolgersi ad un chirurgo, tenuto conto anche che, sempre nell’anziano, la cui temperatura corporea è più bassa che nel giovane, il tutto potrebbe essere accompagnato da bassi rialzi termici o, in qualche caso, da temperatura normale, pur in presenza di un’appendicite, con rischio molto elevato che si giunga alla perforazione dell’appendice.
Al di là degli accorgimenti che il medico intenda adottare per curare l’affezione, quasi sempre, la cura è chirurgica anche quando, a questa si preceda una terapia antibiotica volta a ridurre l’infiammazione, ciò con l’obiettivo di giungere sul tavolo operatorio in condizioni più idonee per sottoporsi all’intervento. Spesso quest’ultimo viene eseguito anche laddove il rischio di sviluppare una perforazione dell’appendice nel tempo risulti bassa, ma si preferisce agire in condizione di sicurezza, piuttosto che rischiare, soprattutto in soggetti che hanno già sofferto in passato di episodi di appendicite, un intervento d’urgenza di appendicectomia. Ciò tenuto anche conto che, in qualche caso, un episodio di appendicite acuta, può insorgere in soggetti che non avevano mai riferito, in passato, alcun sintomo di appendicite, eppure, anche in questi casi, un unico episodio violento di esacerbazione dei sintomi, può condurre il paziente, senza adeguate cure, ad una perforazione d’organo.

Pubblicato da Giuliano
fonte:www.tantasalute.it