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Tumore colon: oncologi, si può guarire con farmaci biotech


ROMA. Cresce tra gli italiani la consapevolezza che le condizioni ambientali sempre peggiori sono corresponsabili dell'insorgenza di forme patologiche anche gravi.


In particolare, il 64% ritiene il numero dei tumori in Italia sia cresciuto: nella classifica delle forme piu' gravi, spicca al primo posto quello al polmone (59%), seguito da quello al seno (20%), fegato (18%), pancreas (16%), colon (12%) e cervello (12%).
Sono questi, in sintesi, i dati salienti che emergono da una ricerca condotta dall'Istituto Lexis Ricerche di Milano, sostenuta da Amgen Dompe', su un campione di 600 italiani, volta a misurare la consapevolezza e la conoscenza sull'evolversi dei casi di tumore in Italia, con particolare attenzione alla conoscenza del tumore al colon.
«I risultati della ricerca - commenta il professor Roberto Labianca, Direttore Dipartimento di Oncologia ed Ematologia, Ospedali Riuniti di Bergamo - ci confermano che la prevenzione per questa forma di tumore e' essenziale. Se diagnosticato e trattato chirurgicamente e farmacologicamente nelle sue prime fasi, il tumore del colon retto permette di raggiungere percentuali di guarigione insperate per altre malattie neoplastiche».
Che il tumore al colon retto possa essere curato, e' una constatazione che, grazie alla sua vicenda personale, condivide anche Enzo Cattaneo, Presidente dell'Associazione Oncologica Bergamasca A.O.B. Onlus: «La ricerca e la medicina hanno compiuto importanti progressi, soprattutto negli ultimi anni. I nuovi trattamenti permettono ai pazienti colpiti da tumore del colon e ai loro familiari di avere nuove speranze in molti casi di una regressione completa della patologia e, comunque, di cure che migliorino la qualita' della vita mantenendo stabile le crescita del tumore».
Secondo il professor Salvatore Siena, Direttore della Divisione di Oncologia Falck dell'Ospedale Niguarda Ca' Granda di Milano, «Negli ultimi 5 anni l'armamentario terapeutico per il tumore del grosso intestino, soprattutto del tumore del grosso intestino metastatico, si e' arricchito di farmaci che sono il risultato delle scelta farmaceutica biotecnologica, soprattutto gli anticorpi monoclonali. I farmaci biotecnologici hanno permesso di aumentare la sopravvivenza complessiva e soprattutto la sopravvivenza senza progressione della malattia».
Secondo un recente studio i pazienti trattati chirurgicamente con metastasectomia e con farmaci di nuova generazione registrano anche una sopravvivenza media superiore ai 36 mesi e nel 20% dei casi fino a 5 anni. In particolare il panitumubab «e' risultato essere efficace in pazienti con un tumore al grosso intestino metastatico, risultato resistente a tutte le terapie precedentemente disponibili. In questi pazienti si e' osservato un vantaggio di sopravvivenza senza progressione del tumore e un vantaggio di qualita' di vita rispetto ai pazienti non trattati con lo stesso farmaco».
fonte:www.primadanoi.it